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Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco - Dipartimento dei Vigili del Fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile

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pubblicato il 7 agosto 2020  

Torino, apposta una targa in ricordo del caposquadra Piero Vacca al bivacco che porta il suo nome

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 Il 6 agosto, il comandante, Marco Frezza, l'associazione Pompieri Senza Frontiere e l'associazione per la Storia dei Vigili del Fuoco, hanno voluto onorare la figura di Piero Vacca, a quarant’anni dalla sua scomparsa durante un’esercitazione alpinistica in parete.
Piero Vacca morì il 12 maggio 1980, a soli quarantadue anni. I suoi amici e i colleghi lo hanno ricordato con un'escursione al bivacco che porta il suo nome nel vallone di Bard sul monte Giusalet e con il posizionamento di una targa.

Da Torino e dal distaccamento di Susa sono stati numerosi i partecipanti; molti di questi lavorarono con Piero, ma la cosa più bella è stata quella di vedere diversi giovani che non lo hanno conosciuto, ma che hanno avuto modo di apprezzare la sua figura attraverso i racconti dei più anziani.

Il Comandante Frezza, il sindaco di Moncenisio Carena, il segretario dell’APSVVF Alescio e il Presidente della sezione CAI di Susa Pezzella hanno ricordato l’uomo ed hanno sottolineato l'importanza del bivacco inserito in un ambiente alpino di pregio sia dal punto di vista paesaggistico che escursionistico.
Una delegazione di Sapeurs-Pompiers (il bivacco è già in territorio francese) ha partecipato alla cerimonia, confermando gli ottimi e consolidati rapporti di collaborazione con i Vigili del fuoco italiani.

L’intervento del suo amico e collega Piero Olivero Pistoletto è stato particolarmente commovente sia per l’emozione, che ha rotto le sue parole in più momenti, sia per l’appassionante ritratto che ne ha fatto. Piero aveva due grandi passioni: la montagna e la fotografia. Il suo trasporto per l’ambiente alpino lo ha portato a maturare anche una notevole esperienza, che successivamente si è rivelata di grande utilità per la creazione, presso il comando, di un nucleo di soccorritori per gli incidenti in montagna. E’ stato uno dei precursori dell’attuale personale SAF che opera utilizzando tecniche di derivazione speleo, alpino fluviale.
L’amore per la fotografia, negli anni ’70, lo ha fatto diventare il responsabile della documentazione fotografica del comando, ufficio che ha documentato gli interventi rilevanti, materiale che oggi ha acquisito pregio storico.

  

     

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