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I Vigili del Fuoco di Bologna... Dal 1765 a oggi...

 

 

Le prime notizie sulla storia dei pompieri della città di Bologna risalgono al 1765, quando si dispose il trasferimento nell'Orto Botanico, situato  nella corte interna di Palazzo d'Accursio, attuale residenza municipale in Piazza Maggiore.

 

 
 
 

Non esiste altra attività documentata fino al  29 agosto 1795, anno in cui venne approvato il primo atto ufficiale, redatto in latino, che indicava il metodo opportuno da seguirsi nei differenti casi d'incendio. Il documento riporta la seguente intestazione: Approbatio methodi observandi alicuius incendii occasione.  

L¿ingresso di Napoleone in Bologna, nel giugno del 1796, interruppe per quasi un ventennio la dominazione pontificia. Fu così, che un Generale  dell'esercito napoleonico, nel 1801, deplorando il pessimo stato in cui si trovava il materiale antincendio sollecitò l'istituzione della Compagnia dei Pompieri, sul modello dei Pompiers parigini. Egli stabilì nuove e più evolute procedure antincendio: nell'immediato, veniva allertato il Distaccamento della Guardia Nazionale, più vicino al luogo d'intervento, poi il custode delle pompe e l'ufficio d'ornato, che aveva il compito di predisporre i cavalli per trainarle, ed infine si reclutavano i brentatori, addetti al trasporto dell'acqua necessaria allo spegnimento dell'incendio: essi dovevano alimentare le due pompe prementi, versando acqua che veniva reperita nei pozzi delle case vicine o nei canali. Inoltre, dovevano essere avvisati l'architetto d'ufficio e il capo mastro muratore d'ufficio e i loro subalterni, perché si recassero sul luogo a dirigere le operazioni di spegnimento. Interessante evidenziare che il servizio era  a pagamento: per metà a carico del padrone del luogo incendiato e per metà a carico dei proprietari confinanti. Bisognerà  attendere il Senatore conte Scarselli, per approvare un nuovo regolamento che modificasse in gran parte l'organizzazione antincendio della città nell'anno 1824. Egli assunse su di sé la direzione completa dei pompieri, nominando quattro cittadini, uno per ogni quartiere, quali responsabili del servizio. Furono, con la stessa riforma, soppressi i titoli militari e nacquero le figure di Ispettore e ViceIspettore, cariche ricoperte da un ingegnere architetto e da un ingegnere meccanico, coadiuvati da un segretario, un chirurgo, quattro capi operatori, quattro assistenti alle pompe e  ventisei uomini  esercenti le arti di fabbro, falegname e muratore, con, inoltre, quaranta inservienti, per portare acqua. Nel 1837 fu inoltre stabilito di istituire un servizio di Guardia Permanente dei Pompieri, presso il Palazzo Apostolico; questo l'organico: un capo posto e tre pompieri comuni. Furono poi acquistate altre pompe e  potenziata l'attrezzatura. Per la prima volta, i pompieri ebbero anche un'uniforme.

 

L' 8 agosto del 1848, durante la cacciata degli Austriaci dalla città, i pompieri di Bologna poterono dimostrare il loro coraggio e il loro profondo senso civico, riuscendo a domare le decine e decine d'incendi appiccati dal nemico.          

Nel 1862, dopo l'Unità d'Italia, il Corpo dei pompieri di Bologna fu riorganizzato completamente, si fecero investimenti per nuove macchine, fu acquistata una pompa vuotapozzi e, nel 1867, una scala aerea. Un'altra svolta importante fu l'inaugurazione dell'acquedotto, avvenuta nel 1881, che risolse, sebbene solo in parte, una delle problematiche maggiori per lo spegnimento degli incendi: l'approvvigionamento idrico. A tale scopo, fu progettata ed istituita una rete d'idranti in tutta la città. Nel 1882, la Società Italiana dei Telefoni, impiantò undici linee ad uso del Corpo. Il Municipio di Bologna decise, nel 1905, di affidare il Servizio di Assistenza Pubblica di Urgenza al suo Corpo dei pompieri, dotandolo di un carro lettiga a trazione ippica e di due barelle tandem montate su biciclette e, dal 1911, anche di un'autolettiga. In caso di malore o infortunio occorso ad un cittadino, il Corpo di Guardia si attivava immediatamente con i mezzi a propria disposizione, per soccorrere e trasportare il paziente, nel frattempo si allertava l'Ufficiale Medico, che doveva rendersi reperibile. Nel 1906, per la prima volta, i pompieri di Bologna si trovarono ad operare anche a centinaia di chilometri da casa, per portare soccorsi in Calabria,  colpita duramente dal  terremoto. Purtroppo, solo due anni dopo, il 28 dicembre 1908, alle ore cinque della mattina, un altro devastante sisma, seguito da un maremoto, colpì la Sicilia e parte della Calabria, provocando decine di migliaia di vittime. I pompieri di Bologna, insieme a quelli di Imola e Budrio, si distinsero per la prontezza e la professionalità del loro intervento, tanto da meritare un elogio dal Re Vittorio Emanuele III. Nel 1914, un altro terremoto colpì l'Italia, con epicentro ad Avezzano: in   questa occasione, il Corpo di Bologna si vide riconoscere la Medaglia d'Oro, per l'opera svolta.  Negli anni a seguire, ci furono altri eventi tragici degni di memoria: l'esplosione al polverificio di Castenaso, tristemente ripetutasi nel 2001, e l'incidente ferroviario di Sasso Marconi, avvenuti rispettivamente nel 1929 e nel 1930, eventi che provocarono decine di vittime. All¿alba del 29 novembre del 1931, i pompieri vengono allertati:  enormi lingue di fuoco fuoriuscivano dal tetto e dalle finestre del Teatro Comunale. All'arrivo delle squadre, l'incendio si era già propagato al coperto, a tutta l' impalcatura e all'attrezzatura scenica. Grazie al lavoro dei  pompieri si poté evitare che le fiamme arrivassero fino alla sala degli spettatori, separata dalla scena da un provvidenziale sipario  tagliafuoco in lamiera metallica.Nel 1932, si contavano a Bologna 76 pompieri, un Comandante, due Ufficiali Ingegneri, un Medico e il personale di guardia, con una dotazione di sei autopompe, tre pompe a vapore, sei motopompe, due scale Magirus, ed una autoscala Metz ippotrainate. Con il decreto n.1021 del 1938 al Comando di Bologna venne assegnata la denominazione di Quattordicesimo Corpo dei Vigili del Fuoco, con il motto Velut Ignis Ardens, Ardente come il Fuoco.

Cambiano, quindi, le leggi e a Bologna si cambia anche la caserma, la cui nuova sede, in via Pietramellara al numero 9, verrà inaugurata il 20 gennaio del 1940: dopo oltre un secolo, venne abbandonata la sede storica di Palazzo D'Accursio. Il periodo bellico vide il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco partecipare attivamente e con tutte le forze disponibili alla difficile opera di difesa del territorio e di soccorso alla popolazione, coinvolta negli episodi di guerra. Possono darne degna testimonianza i Vigili del fuoco di Bologna, città pesantemente colpita dalle devastanti incursioni aeree di quei tragici anni: moltissimi, evidentemente, furono gli interventi per crolli ed incendi. Pesante fu il tributo pagato in vite umane dal Comando di Bologna: cinque i caduti in servizio, durante gli anni della guerra. Proprio durante una di queste terribili incursioni aeree, fu colpita e distrutta la caserma di via Pietramellara, era il 3 settembre del 1943. Al momento la caserma fu riportata nella vecchia sede di Palazzo D'Accursio, oramai inadatta, per cui si rese necessario un nuovo spostamento, sempre provvisorio, presso lo Stadio Comunale. Definire quell'ultima sede provvisoria si rivelerà un eufemismo, in quanto i Vigili vi rimasero fino al 1986.

 

In tutti questi anni, il Comando di Bologna ha sempre partecipato attivamente ai soccorsi in tutta Italia, con l'invio di uomini e mezzi, la così detta colonna mobile, Un contributo degno di nota lo abbiamo in occasione del terremoto dell' Irpinia del 1980: i Vigili del Fuoco di Bologna furono i primi a giungere a S.Angelo dei Lombardi, uno dei centri più colpiti dal sisma .Inevitabilmente la storia del corpo si intesse a strette trame con eventi di profonda sofferenza civile: guerra, terremoti, terrorismo.
 
 
La notte del 4 agosto 1974, poco prima della galleria che porta a San Benedetto Val di Sambro, una bomba esplose nella vettura numero cinque dell'espresso Roma-Brennero, denominato Italicus: i morti furono 12 e i feriti circa 50.
 
 
 
 
 
 
 
Il 2 agosto 1980, alle ore 10.25, una bomba esplose nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna.
 
Lo scoppio fu violentissimo e provocò il crollo di 30 metri della pensilina e delle strutture sovrastanti. Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti.
 
 
Ma non era finita: solo quattro anni dopo, la furia cieca del terrorismo tornò a colpire: una bomba esplose il 23 dicembre 1984, sul rapido 904 proveniente da Napoli e diretto a Milano, all'interno della galleria di S.Benedetto Val di Sambro,  provocando quindici morti e centinaia di feriti. I Vigili del Fuoco di Bologna, anche questa volta, si trovarono di fronte ad una scena raccapricciante. Di nuovo la stazione di S.Benedetto Val di Sambro  fu teatro della loro lunga, complessa e dolorosa operazione di soccorso.
 
 
 
 
Nel 1986, la Centrale di Bologna si sposta nella nuova sede di via Ferrarese, costruita appositamente per ospitare in modo più idoneo i Vigili del Fuoco.
 
 
 

E' cronaca recente lo scontro ferroviario di Crevalcore, avvenuto il 7 gennaio 2005, che ha coinvolto un treno merci e uno passeggeri. Il violento impatto ha provocato  diciassette morti e decine di feriti. Quasi duecento Pompieri hanno lavorato ininterrottamente per due giorni, in mezzo al fango e alla nebbia,  per districare l'aggrovigliata matassa di lamiere dentro la quale erano rimasti intrappolati i passeggeri.