Comando Provinciale Vigili del FuocoComando Provinciale Vigili del Fuoco DCF - Area VII - Formazione Motoria Professionale


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eventi sociali

  Dall'addestramento ginnico e professionale alla cultura della sicurezza   fisica dell'operatore del soccorso urgente negli scenari operativi di intervento
 
Come evidenziato su alcuni opuscoli illustrativi delle attività addestrative dei Vigili del Fuoco negli anni '60, allora si distingueva nettamente la pratica dell'addestramento professionale da quello ginnico .
 
Per quanto attiene gli aspetti didattici, il periodo precedente all'acquisizione di tecniche di derivazione speleo-alpino fluviale e di salvamento acquatico, come già accennato in altra parte del presente lavoro, era caratterizzato da fasi di addestramento ginnico e professionale basate su ripetizione di gesti standard ripresi dalle più comuni fasi di operatività che ricorrevano nell'attività quotidiana di salvamento dei Vigili del Fuoco.
 
 
L'addestramento natatorio era praticato all'interno di corsi di formazione per Vigili Permanenti in Prova, ma pur senza  sistematicità  e rilevanza curriculare. Inoltre, sino a tempi molto recenti, in occasione di concorsi per l'accesso di aspiranti Vigili del Fuoco nel Corpo Nazionale non era neppure prevista una selezione natatoria attitudinale. Ciò, nonostante in situazioni di alluvioni o altri disastri caratterizzati da rischio idro-geologico, il personale VF preposto al soccorso spesso opera in luoghi dove è possibile cadere in acqua.
 
Per questo motivo nell'anno 2002, l'Ispettorato per la Formazione Professionale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha diramato un'apposita normativa per rendere obbligatoria e vincolante la verifica del possesso del requisito "saper nuotare"  per il personale operativo, da effettuarsi prima del rilascio o del rinnovo della patente nautica.
 
Anche se questa non precisava quali fossero le abilità natatorie in riferimento, la verifica preventiva del possesso di questo requisito obbligatorio all'interno dell'iter per il conseguimento o il rinnovo di tali patenti fu comunque un consistente passo avanti nel settore della formazione del personale operativo in campo acquatico.
 
 
La pratica natatoria era prevalentemente dominio dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco, che è uno dei due settori di specializzazione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco; l'altro è quello degli elicotteristi.
 
 
I sommozzatori VV.F., sin dell'istituzione di tale specialità (praticamente dall'istituzione del Corpo stesso) hanno di fatto custodito gelosamente il loro assetto organizzativo tecnico e didattico mostrandosi non sempre d'accordo a recepire innovazioni sul piano didattico, nonostante abbiano sempre dato dimostrazione in tutti gli step formativi previsti di notevole serietà e rigidità nelle fasi di selezione attitudinale e valutazione finale dei risultati raggiunti dai corsisti.
 
E' interessante rilevare, nel merito, che sin dal 2001 era intendimento dell'allora Ispettorato per la Formazione Professionale  delegare a funzionari (compreso lo scrivente) della Direzione Centrale per la Formazione l'organizzazione della preventiva selezione natatoria attitudinale prevista in occasione dell'accesso di personale operativo aspirante alla partecipazione a corsi di formazione per sommozzatori.
 
Ciò, sia per evidenti motivi di ottimizzazione nell'impiego delle risorse umane disponibili dovuti all'esiguità di organico degli specialisti sommozzatori Vigili del Fuoco, sia per una ottimale razionalizzazione nella distribuzione delle competenze nell'ambito della Direzione Centrale della Formazione .
 
Nonostante il famoso incidente accaduto nel medesimo anno in località Roma-Castel Giubileo, nelle acque del fiume Tevere, che causò tanti problemi a un Capo Squadra del Nucleo Sommozzatori del Comando Provinciale VV.F. di Roma (risulta infatti che fosse messa in discussione soprattutto la scelta delle procedure operative standard - P.O.S. - adottate per l'occasione), l'assetto organizzativo degli specialisti sommozzatori del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco continua ad essere il medesimo, che impiega appunto lo stesso sistema didattico applicato da 50 anni circa, seppure con estrema serietà e rigore.
 
 
Negli anni '60, le situazioni di operatività simulata erano anche effettuate mediante complesse manifestazioni di protezione civile che avevano ovviamente l'effetto, come accadeva per la saggistica, di dimostrare la capacità di intervento nel soccorrere la popolazione in caso di bisogno.
 
Come riportato nel capoverso 3 nella disamina della relazione presentata al C.N.R. nel 1982 dall'ex comandante delle Scuole Centrali Antincendi ing. Antonio Litterio -La nuova prevenzione incendi  la formazione dei Vigili del Fuoco: esigenze ed indicazioni programmatiche-, la formazione del vigile del fuoco, nel tempo, è cambiata contemplando svariate linee di operatività; pertanto, anche il modello di formazione dello stesso operatore è stato parimenti opportunamente modificato prevedendo, per quest'ultimo, il successivo sviluppo di capacità critiche e di adattabilità a situazioni mutevoli di intervento.
 
L'attività di simulazione si è evoluta privilegiando particolarmente l'operatività negli scenari di intervento, soprattutto riguardo al raggiungimento di obiettivi nell'azione di salvamento o recupero di persone e beni.
 
In tale prospettiva, nella relazione presentata al citato Convegno internazionale del 2002, lo scrivente ha inserito la ripresa filmata di una simulazione di soccorso in mare in condizioni estreme.
 
 Cosa sta cambiando nel sistema della formazione motoria professionale
 
            L'attenta analisi della documentazione fotografica allegata consente di rilevare la consistente differenza di pericolosità tra gli esercizi praticati negli anni '60 e quelli dei periodi successivi, soprattutto dagli anni '90 in poi.
 
Infatti, anche in applicazione del D.Leg.vo 626/94, nei periodi più recenti  non sono state più effettuate quelle esercitazioni anche di massa che in passato, in alcune occasioni, anche per via del notevole rischio  esecutivo intrinseco, avevano causato qualche incidente grave.
 
 

            Attualmente, in ottemperanza alle recenti disposizioni di Legge che hanno sancito la fine della pratica del servizio militare di leva, non vengono più preparati i saggi ginnici professionali che in passato hanno dato un notevole contributo alla diffusione dell'immagine del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
 
Tali manifestazioni, come dicevamo sopra, si tenevano per dimostrare il livello di preparazione fisica raggiunto dai militari di leva Allievi Vigili Volontari Ausiliari alla fine del corso di formazione tenuto presso le Scuole Centrali Antincendi di Roma-Capannelle, per rendere cioè evidente la padronanza motoria acquisita dai neo-operatori del soccorso; queste dovevano necessariamente contemplare elementi esecutivi di particolare rischio e difficoltà. Dimostrare sicurezza in situazioni di evidente difficoltà sortiva indubbiamente un effetto rassicurante al pubblico circa la garanzia per la propria incolumità.
 
            Oggi l'addestramento fisico (nettamente distinto dalla pratica sportiva attuata in forma anche amatoriale) costituisce, nei termini contemplati dal suddetto D.Leg.vo 626/94, un vero e proprio Dispositivo di protezione individuale .
 
In quest'ottica, nel più volte citato Convegno, un relatore irlandese partecipante a un Gruppo di Lavoro internazionale organizzato per lo scambio di conoscenze e armonizzazione di normative sulla sicurezza relative all'uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) propose di istituire un¿apposita sezione relativa alla formazione quale ulteriore DPI per i soccorritori.
 
 
E' proprio in questa direzione il motivo per cui, negli attuali programmi addestrativi predisposti per i corsi di formazione professionale del personale operativo VF,  l'obiettivo didattico consiste nel raggiungimento dello standard motorio professionale (paragonabile, in qualche modo al modello prestativo tanto adottato in ambito sportivo), tuttora oggetto di studio da parte di un apposito Gruppo di Lavoro della Direzione Centrale per la Formazione VF.
 
Tale standard è ritenuto indispensabile a garantire l'affidabilità, sul piano delle competenze motorie, degli operatori del soccorso urgente, in termini di capacità motorie condizionali e specifiche (definite, queste ultime, come vere e proprie abilità motorie - o skills  utili al superamento di quelle situazioni ordinarie nell'operatività del Vigili del Fuoco caratterizzate da una notevole rilevanza motoria).
 
            I programmi di addestramento fisico per i corsi di formazione di base per Vigili Permanenti in Prova (personale operativo di primo ingresso nel Corpo Nazionale VV.F.) sono stati, rispetto al passato, notevolmente migliorati sul piano tecnico e compilati in apposite schede distinte per ciascun obiettivo didattico da raggiungere.
 
            Per il personale istruttore ginnico, recentemente, a seguito di un lungo lavoro di sperimentazione avviato sin dagli ani '80 ma che ha dato i suoi frutti soprattutto negli ultimi anni, sono stati definiti i più recenti pacchetti didattici relativi ai corsi di formazione e standardizzazione professionale, attinenti step formativi precisi e distinti, predisposti in moduli didattici.
 
  Le nuove discipline nell'ambito delle attività professionali di particolare rilevanza motoria connesse al soccorso
 - Tecniche di derivazione Speleo Alpino Fluviale
 
 
In base alle conseguenze del triste epilogo nel tentativo di recupero del bimbo Alfredino Rampi, a far data da quel periodo, presso le Scuole Centrali Antincendi, il Capo della Ripartizione Didattica ing. Bruno Greggi diede incarico al sottoscritto di coordinare i lavori del vigile volontario  ausiliario speleologo - Tullio Bernabei  per la stesura di un manuale di impiego delle tecniche di derivazione speleologica presso il Corpo Nazionale VV.F..
 
Dopo quel lavoro, predisposto in un documento corredato di spiegazioni e di fotografie, che il sottoscritto aveva coordinato con vivo interesse, ci furono ulteriori sviluppi negli anni successivi, grazie all¿interessamento di appassionati Vigili del Fuoco.
 
Alla fine di lunghi lavori, tale rilevante impegno consentì di pervenire al   "Manuale di tecniche di derivazione speleo-alpino fluviale",  opera voluminosa descritta minuziosamente, molto più complessa del lavoro iniziale del 1981, approvato dapprima con Decreto Ministeriale n° 5/96 del 16 maggio 1996 e successivamente con Decreto Ministeriale n° 12 del 19.11.2002, di fatto costituito da 6 compendi relativi a 3 distinti livelli (A,B e C), con relativa parte didattica.
 
Con successivo Decreto del Ministero Interno  Corpo Nazionale Vigili del Fuoco n° 8  del 7 aprile 2001 è stata definita la relativa Commissione Tecnica Nazionale che ha quindi operato per la realizzazione pratica degli step formativi ed applicativi per il personale operativo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
 
 
Con successiva ministeriale di autorizzazione prot. n° 11012/291001  del 03.12.2002 della Direzione Centrale per la Formazione VV.F.  Area per la Pianificazione ed il Controllo della Formazione , è stato convocato un Gruppo di Lavoro per la Formazione dei SAF cui hanno preso parte diversi Vigili del Fuoco operativi esperti (laureati e non) in Scienze Motorie coinvolti in seguito anche nel Gruppo di Lavoro per il Salvamento Acquatico.   
Il contributo di questi esperti è stato molto importante, non soltanto sulla base delle esperienze maturate nel campo della direzione e gestione di percorsi formativi per istruttori di nuoto e salvamento nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (senza nulla voler togliere a tutti gli altri Vigili del Fuoco e tecnici del Corpo che si sono prodigati per la realizzazione di tali importanti percorsi formativi nel settore operativo), ma anche in considerazione della continuità data da questi appassionati al lavoro di predisposizione di simili pacchetti didattici, visto altresì il loro impegno profuso nella produzione di materiale didattico nel successivo settore istituito del Salvamento Acquatico, di particolare  spicco.
 
E' doveroso prendere atto del fatto che è soprattutto grazie alla loro opera appassionata ed al loro sacrificio personale che è stato possibile pervenire al completamento di una tale impresa così impegnativa nel campo della progettazione tecnico didattica  professionale nel settore del soccorso urgente.
 
Per quanto attiene la definizione della tipologia di questi percorsi formativi, si precisa che essi consistono in attività addestrative professionali, di primaria importanza tecnica per gli operatori del soccorso, inserite nel bagaglio formativo ordinario di base dei Vigili del Fuoco (Vigili permanenti, Capi Squadra e Capi Reparto), per i quali sono stati previsti tre step didattici progressivi (livelli A, B e C).
 
 

Analogamente, anche per il previsto personale istruttore sono stati previsti i tre step formativi. Pertanto, nel giro di alcuni anni è stato possibile pervenire ad un cospicuo numero di operatori SAF nell'intero territorio Nazionale.
 
Bisogna comunque tener presente, per valutare il potenziale operativo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che il personale permanente inserito nell'area operativa del ruolo tecnico presta  servizio con turni di 12-24 e 12-48 ore di presenza, ovvero: 12 ore di servizio  24 ore di riposo  12 ore di servizio e 48 ore di riposo.
 
L'organizzazione del servizio di soccorso presso i Comandi Provinciali con questi turni (4 in tutto) ha comportato il fatto che la forza effettiva presente sull'intero territorio nazionale è di ¼ (meno di 8.000 unità) dell'organico complessivo del Corpo Nazionale (30.000 unità scarse), con evidenti difficoltà operative quando numerose chiamate giungono contemporaneamente alle sedi dei Comandi stessi.
 
Il suddetto manuale operativo S.A.F. consta di numerose schede; sono altresì distinte le seguenti partizioni: Premessa, introduzione (capitolo 1), Organizzazione del soccorso (capitolo 2), Comunicazioni e Segnalazioni (capitolo 3), Equipaggiamento (capitolo 4), Attrezzature (capitolo 5), Manovre (capitolo 6), Formazione e addestramento (capitolo 7), Aspetti gestionali (capitolo 8) e appendici.
 
I tipi di operatività in questione sono i più variegati: dall'impiego di ausili al galleggiamento, all'uso di cordami e nodi,  alle operazioni  coordinate con natanti (gommoni da rafting) ed elicotteri con verricelli e gancio baricentrico
 

            Al manuale è stato allegato un utile studio di fattibilità per la razionale utilizzazione delle risorse umane, didattiche e logistiche disponibili.
 
            Come si può facilmente evincere da tali elementi, con queste tecniche di intervento l'operatività dei vigili del fuoco è cambiata di molto rispetto a quella degli anni '40 o '60.
 
            Questo aspetto è ben visibile nelle fotografie riportate in appendice, che illustrano l'evoluzione nell'impiego di tecnologie e procedure di soccorso a far data da famosi eventi anche catastrofici del passato (Alluvione del Vajont  1963 -  Alluvione di Firenze 1966 , Vermicino  1981 ), fino a situazioni contemporanee (Incidente accaduto a Milano nel mese di aprile del 2002, in cui un aereo si è schiantato contro il grattacielo  "Pirelli").
 
E' da rammentare, in proposito, che questo ultimo incidente ha avuto particolare rilevanza nell'ambito dei servizi del soccorso non tanto per le caratteristiche dell'evento stesso, quanto per il fatto che, paradossalmente, accadde pochi mesi dopo il triste attentato alle torri gemelle a New York, pur non avendo alcuna analoga matrice terroristica.
 
Le nuove discipline nell'ambito delle attività professionali di particolare rilevanza motoria  connesse al soccorso -  il   Salvamento Acquatico
 
 
            Abbiamo prima rappresentato che l'attività natatoria, pur ritenuta di considerevole importanza nel panorama del soccorso urgente, anche se periodicamente inserita tra le pratiche addestrative nei corsi di formazione di base per Vigili Permanenti in Prova, di fatto è stata solo da poco tempo valorizzata adeguatamente.
 
Nel merito, si deve ricordare che, a seguito del primo corso di formazione sperimentale per istruttori di nuoto e salvamento attuato in tutti gli scenari operativi di intervento in ambito acquatico (piscina, fiume, lago, mare) , la sperimentazione di varie tecniche, poi confluite nella disciplina del Salvamento Acquatico VV.F., ha avuto particolare successo .
 
Successivamente, quindi, con Decreto Ministeriale n° 120 del 27.08.2001 a firma dell'Ispettore Generale Capo ing. Alberto D'Errico, è stato istituito il Gruppo di Lavoro Nazionale per il Soccorso in ambiente Acquatico, con il compito di sviluppare lo studio, la ricerca e la sperimentazione per l'innovazione delle tecniche d'intervento in ambiente acquatico, ovvero studio e sperimentazione di tecniche innovative per gli interventi di soccorso tecnico urgente e salvataggio nelle acque interne e nelle fasce costiere.
 
Incredibilmente, tale nuovo percorso didattico, che abbraccia non soltanto il nuoto per salvamento, ma tutto il settore di intervento per soccorso in ambito acquatico,  è stato acquisito dall'Amministrazione che ha subito predisposto gli iter formativi per il personale operativo e per i relativi istruttori.
 
La spinta alla costituzione del Gruppo di Lavoro Nazionale è venuta inizialmente dal dirigente del Comando Provinciale VV.F. di Savona ing. Silvio Saffioti che, avendo la propria sede operativa a ridosso del mare, riceveva spesso richieste di soccorso in acqua senza poter organizzare adeguatamente un idoneo servizio competente di soccorso acquatico.
 
 
L'ing. Saffioti è stato il coordinatore del Gruppo di Lavoro in questione.  La supervisione dell'attività del Gruppo, a livello ministeriale, è stata attuata dall'ing. Claudio De Angelis.
 
Il G.d.L si è riunito periodicamente sia a Roma che presso il Comando Provinciale di Savona; ha prodotto i relativi pacchetti formativi (come per il S.A.F. articolati in tre step per gli istruttori e tre per il personale operativo), e tuttora sta procedendo nell¿organizzazione dei pertinenti percorsi formativi.
 
L'obiettivo degli step formativi individuati dal Gruppo di Lavoro incaricato con il suddetto Decreto ministeriale, indicato nel progetto formativo per il contrasto al rischio acquatico predisposto dallo stesso Gruppo di Lavoro, è stato così definito:
 
-         Estendere a tutto il personale operativo le conoscenze base in materia di autoprotezione e semplici manovre di soccorso in ambiente acquatico;
-         qualificare una quota del personale vigilfuoco come "soccorritore acquatico", graduandone la competenza operativa in tre livelli di crescente capacità..;
-         utilizzare nel percorso formativo moduli già consolidati (salvamento a nuoto, tecniche SAF, tecniche di primo soccorso sanitario, patente nautica VF) da integrare fra loro attraverso momenti di standardizzazione e approfondimento delle conoscenze e abilità. Questo metodo consente di integrare da subito nel sistema tutte le competenze già presenti e di non disperdere le energie investite nella formazione" (Progetto formativo per contrasto al rischio acquatico- autoprotezione e soccorritore acquatico  presentato a firma del coordinatore del Gruppo di Lavoro sul Soccorso in Ambiente acquatico-dirigente dell'Area Pianificazione e Controllo della Formazione ing. Claudio De Angelis).
 
 
Il primo step, o corso di base, esteso a tutto il personale operativo, è stato definito di "Autoprotezione",  prevede un modulo didattico articolato su una settimana corsuale di 5 giorni e attiene l¿uso di un particolare tipo di muta, dispositivi per il galleggiamento e per il lancio di oggetti utili al salvamento da riva.
 
Nel merito, è doveroso precisare che il sottoscritto, a lavori avanzati, proprio su questo modulo non ha concordato per il motivo  che è stato previsto, per l'operatore, al termine del corso, l'impiego dei suddetti dispositivi di salvamento lanciati da riva, ma in prossimità di corsi d'acqua che possono essere anche turbolenti.
Ciò, senza l'accertamento obbligatorio preventivo del possesso del requisito di saper nuotare per accedere al corso stesso; obiettivo, quest'ultimo, differito a distinti percorsi formativi che sono previsti invece tra le attività didattiche curriculari organizzate durante i corsi di base in ingresso nel Corpo Nazionale, senza però l'obbligo di superamento del relativo esame finale.
 
Le scelte in questione possono essere in parte giustificate per evidenti motivi di tempo al fine di garantire la formazione di personale competente a questo livello minimo di impiego di attrezzature specifiche (tale attività è normata dalla Circolare n° 427 DCF del 14.04.2006 prot. n° 2877 "Sistema di formazione del personale del C.N.VV.F. nelle Tecniche Natatorie d ei Salvamento a Nuoto").
 
Oltre al suddetto livello base del Salvamento Acquatico denominato "Autoprotezione", sono stati individuati due successivi step progressivamente più evoluti: l'SA1 e l'SA2, attinenti livelli superiori di operatività per effettuare soccorso in presenza di rischio acquatico.
 
 
Negli anni successivi sono stati predisposti corsi di formazione per istruttori di nuoto e salvamento per Vigili del Fuoco, al fine di completare lo staff nazionale di istruttori della disciplina; ciò, contemporaneamente alla creazione dello staff nazionale di istruttori di Salvamento Acquatico (articolato, come più sopra riportato, su tre livelli).
A questo punto è stata intravista la  necessità di predisporre una normativa che unificasse profili di competenza, requisiti di accesso, procedure, step formativi e titoli conseguiti nell'ambito del nuoto per il salvamento e del Salvamento Acquatico nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
 
Si è ottenuto così anche l'obiettivo di definire esattamente il requisito "saper nuotare", ritenuto giustamente indispensabile dall'ex Ispettorato per la Formazione Professionale nella sopra menzionata Circolare MI.SA n° 1 del 22.01.2002, ai fini del rilascio o del rinnovo della patente nautica.
                                                                                                     
Nell'anno 2006, l'Area per il Coordinamento e lo Sviluppo della Formazione, presso cui hanno lavorato i vari precedenti collaboratori dello scrivente in occasione dell'organizzazione di corsi di formazione per istruttori di nuoto e salvamento VV.F., ha predisposto quindi la sopra menzionata Circolare n° 427 del 14 aprile 2006 recante:-Sistema di formazione del personale del C.N.VV.F. nelle Tecniche Natatorie e di Salvamento a Nuoto-  che di fatto ha normato tutta l'organizzazione delle attività formative per il personale operativo VF.
 
Tale normativa include:
 
-         Definizione del sistema formativo VF nel settore nuoto e salvamento  i centri di formazione  Compiti di:
a)      Direzione Centrale per la Formazione - Area 1 Coordinamento e Sviluppo;
b)      Direzioni Regionali;
c)      Comandi Provinciali
-         Profili di competenza e percorsi formativi:
a)     
 
abilità al nuoto VF (Livelli 1,2,3,4 e Brevetto di Salvamento a Nuoto VF);
b)      istruttore di nuoto e salvamento VF (personale VV.F. qualificato all'erogazione dell'intero pacchetto didattico "Abilità al Nuoto VF" e "Brevetto di Salvamento a Nuoto VF";
c)      istruttore esperto di nuoto e salvamento VF
-         Definizione degli organici di istruttori ed istruttori esperti  linee di indirizzo per la programmazione dell'attività didattica nel breve e medio termine;
-         chiusura di attività didattiche natatorie effettuate con istruttori di organismi esterni.
 
E' terminata così la prima fase organizzativa del Salvamento Acquatico sull'intero territorio nazionale nell'ambito del Corpo Nazionale VV.F.; ora resta l'obiettivo di pervenire ad un organico idoneo alla pratica natatoria in tutte le sedi operative del Corpo stesso.