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Estate 1989: quando la Sardegna bruciò nella morsa del fuoco

Intervento di un canadair per spegnere uno dei roghi che bruciarono la Sardegna nell'estate del 1989
Data di pubblicazione
Categoria
Notizia storica
Anno:
1989

L'estate del 1989 in Sardegna segna una delle pagine più drammatiche della storia recente della regione. Nel mese di agosto, complici le temperature roventi, la forte siccità e le violente raffiche di maestrale, grossi incendi di macchia mediterranea bruciarono centinaia di ettari di vegetazione, arrivando a minacciare centri abitati e località turistiche.

Il dramma culminò nel pomeriggio del 28 agosto 1989 nel nord-est dell'isola, in Gallura. Un vasto incendio doloso, innescato nella macchia mediterranea tra Portisco e San Pantaleo, frazione del comune di Olbia, si propagò a velocità spaventosa spinto da un fortissimo maestrale.
In poche ore il fronte del fuoco raggiunse la località di Milmeggiu. Le fiamme, alte decine di metri, cinsero d'assedio villette, residence e strade di scorrimento, tagliando ogni via di fuga a residenti e turisti in vacanza. Il bilancio finale fu tragico: 13 vittime, tra cui tre bambini e diverse intere famiglie di turisti e residenti che tentarono disperatamente di fuggire in auto o a piedi prima di venire travolti dalle fiamme. In altre aree della Sardegna, la morsa degli incendi non concesse tregua per giorni, causando evacuazioni di massa, distruzione di flora e fauna autoctona e la perdita di un patrimonio naturale inestimabile. Alla fine, i morti a causa degli incendi furono 19.

In quelle ore convulse, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco fronteggiò una situazione di emergenza straordinaria con tenacia, determinazione, competenza e abnegazione. Insieme al Corpo Forestale della Regione Sardegna, alle forze dell'ordine e a tantissimi volontari della Protezione Civile, centinaia di vigili del fuoco operarono a terra e dall'alto per domare la furia del rogo. Le squadre d'attacco operarono a terra in condizioni estenuanti, combattendo con temperature proibitive e una visibilità azzerata dal fumo denso, trovandosi più volte circondate dal fuoco mentre tentavano di erigere barriere d'acqua a protezione delle case e dei villaggi turistici rimasti isolati.
Allo stesso tempo, l'intervento dei mezzi aerei si rivelò estremamente complesso: i piloti dei Canadair e degli elicotteri dovettero sfidare forti turbolenze d'aria e un mare in tempesta che rendeva difficilissimo e pericoloso il rapido rifornimento d'acqua nei serbatoi degli aerei e dei mezzi antincendio.
La strenua lotta contro gli incendi di quell'estate pretese anche un doloroso prezzo di sangue tra i soccorritori. Proprio il 1° agosto del 1989, durante le operazioni di spegnimento di un rogo di sterpaglie nel cagliaritano, a Samassi, il vigile del fuoco permanente Massimo Casu perse la vita travolto da un autocarro mentre era impegnato per mettere in sicurezza il territorio.

All'indomani del disastro, le massime cariche dello Stato e le istituzioni locali espressero profondo cordoglio per la perdita delle vite umane e parole di sincera gratitudine ed encomio per l'operato dei Vigili del Fuoco e dei soccorritori. I vertici della Regione Sardegna e del Ministero dell'Interno sottolinearono il valore, il sacrificio e il senso del dovere dimostrati dagli uomini in divisa che avevano operato senza sosta per quarantotto ore consecutive, evitando che il bilancio delle vittime potesse essere ancora più tragico.

Ogni anno, la comunità di San Pantaleo e la Gallura intera si fermano il 28 agosto per commemorare le vittime del rogo di Milmeggiu, affinché il sacrificio di quei giorni e l'impegno dei soccorritori non vengano mai dimenticati.

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