Il diluvio che sommerse Ancona
Sabato 5 settembre 1959, verso le ore 20.00, un nubifragio eccezionale colpì Ancona, un vero e proprio uragano si abbattè sulla città. Per oltre tre ore, dal cielo cadde la quantità di pioggia che normalmente si registrava nell'intera stagione autunnale. Un'onda impetuosa di fango e detriti invase alcuni dei quartieri più popolari di Ancona come La Palombella, San Lazzaro e Valle Milano, travolgendo ogni cosa. Alla stazione ferroviaria, l'acqua superò l'altezza delle porte d'ingresso, bloccando di fatto la città.
Quando la furia della tempesta cessò, il bilancio fu tragico: si contarono 10 morti, decine di feriti e centinaia di sfollati con le case invase dal fango, danni ingentissimi praticamente in ogni parte della città.
"Il rumore della pioggia era assordante. Poi abbiamo visto l'acqua salire rapida, galleggiare i banchi di legno... Fuori era il buio, si sentivano solo le urla della gente incastrata nei pianterreni o aggrappata agli alberi" - il ricordo di uno dei residenti del quartiere Piano San Lazzaro di quella notte.
La caserma dei Vigili del Fuoco di Ancona fu sommersa dalle chiamate, per far frnte all'emergenza ci fu un intervento immediato dai comandi della regione e da quelli delle regioni vicine di Abruzzo, Emilia-Romagna e Lazio.
Per oltre sette giorni consecutivi, centinaia di vigili del fuoco operarono in condizioni estreme, senza sosta, sfidando la stanchezza e il sonno, aprendosi la starda tra carcasse di auto ribaltate e alberi sradicati. Alla fine di quell'immane sforzo si contarono oltre 700 interventi di soccorso, che permisero di trarre in salvo più di 100 persone rimaste intrappolate nei seminterrati o aggrappate disperatamente a pali e rami per sfuggire alla corrente.
Nelle strade trasformate in fiumi, i vigili del fuoco eran ocostretti a legarsi gli uni agli altri, formando vere e proprie catene umane, per sfidare le correnti che spazzavano corso Carlo Alberto e portare soccorso a chi era isolato sul tetto di un'auto o aggrappato a qualsiasi altro supporto. Diversi vigili del fuoco ricordarono come il momento più duro fosse avanzare nel fango denso con l'idrovora a tracolla, nel buio pesto, sapendo che dietro ogni porta chiusa o cantina allagata poteva esserci qualcuno che non ce l'aveva fatta. La vista dei negozi sventrati, delle famiglie smarrite sulle scalinate di via Torresi e dei pianti dei bambini rimase impressa a fuoco nella memoria di chi intervenne in quelle ore.
Tra la melma alta fino alla cintola e l'oscurità interrotta solo dai rari riflettori dei mezzi di soccorso, le testimonianze dei protagonisti raccontano il contrasto drammatico tra l'impotenza provata e la determinazione a non arrendersi.