Il disastro della Val Canale
L'alluvione della Valcanale fu una catastrofe idrogeologica che colpì duramente il Friuli Venezia Giulia il 29 agosto 2003. In poche ore, violenti temporali scaricarono in poche ore fino a 500 mm di pioggia su un'area ristretta tra la Valcanale, il Canal del Ferro e la Val Aupa, provocando esondazioni, alluvioni e frane che modificarono per sempre la morfologia del territorio.
La strada statale Pontebbana, la linea ferroviaria e diversi tratti autostradali vennero interrotti da centinaia di frane, isolando di fatto l'intera vallata dal resto d'Italia. Intere famiglie rimasero prive di energia elettrica, collegamenti telefonici e acqua potabile, bloccate all'interno delle proprie abitazioni invase dal fango.
Si contarono due morti, oltre 600 sfollati e danni ingenti stimati in oltre 500 milioni di euro.
I Vigili del Fuoco intervennero in maniera immediata e massiccia. Squadre provenienti dai comandi della regione furono affiancate da colonne mobili giunte dalle regioni vicine e dai pompieri volontari locali: insieme, si aprirono la strada tra i detriti per raggiungere i centri abitati più isolati.
Gli elicotteri del Corpo nazionale furono utilizzati per il soccorso di emergenza, e per evacuare decine di persone rimaste bloccate sui tetti delle case o in zone ad alto rischio di ulteriori smottamenti. A terra, i caschi rossi lavorarono ininterrottamente giorno e notte con idrovore e mezzi meccanici per prosciugare gli scantinati, sgomberare le strade principali dai massi e mettere in sicurezza i corsi d'acqua ancora minacciosi.
Accanto a queste operazioni puramente tecniche, le donne e gli uomini del Corpo svolsero un ruolo fondamentale nell'assistenza diretta alla popolazione: distribuirono generi di prima necessità e acqua potabile, aiutarono gli anziani a lasciare le zone a rischio e scortarono i tecnici per il ripristino delle linee elettriche e idriche.
La collaborazione tra i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile, le forze dell'ordine e i tanti volontari del territorio permise di evitare un bilancio umano ancora più grave, e pose le basi per la fase di ricostruzione e messa in sicurezza della valle negli anni successivi