La tragica alluvione in Romagna
Quando il 15 maggio 2023 i fiumi Lamone, Savio e Santerno ruppero gli argini, trasformando città come Faenza, Forlì e Ravenna in una moderna e spettrale laguna di fango, il primo suono a rompere il silenzio dell'apocalisse fu quello degli elicotteri e delle sirene dei mezzi dei Vigili del fuoco.
Fin dall’inizio dell’emergenza, il Corpo Nazionale mise in campo una mobilitazione imponente, schierando più di 35.000 unità provenienti da ogni comando d’Italia che si alternarono nei soccorsi, supportati da 330 soccorritori acquatici, 80 esperti nelle operazioni di prosciugamento con pompe e idrovore, 40 unità speleo alpino fluviali, 25 sommozzatori. Senza dimenticare i 13 esperti in telecomunicazioni, che operando con 4 ponti radio, hanno garantito le comunicazioni radio tra le squadre impegnate nei soccorsi.
Centinaia furono i mezzi impiegati: droni, natanti e anfibi, pompe idrovore e droni, elicotteri. Al termine delle operazioni, il bilancio delle attività registrò oltre 25.000 interventi effettuati in poco meno di tre mesi: più di 8.000 in provincia di Ravenna, oltre 5.300 in quella di Forlì Cesena, 5.100 nel bolognese e 1.315 nell’area di Rimini.
Le missioni più drammatiche si concentrarono nelle prime quarantotto ore, quando le strade trasformate in torrenti impetuosi e l’interruzione dell’energia elettrica lasciarono centinaia di persone intrappolate sui tetti o ai piani alti delle abitazioni. In questo scenario, gli elicotteristi hanno lavorato incessantemente, effettuando recuperi estremi con il verricello per trarre in salvo anziani, bambini, donne incinta, persone con disabilità e ospedalizzate dalle case e dai nosocomi ormai invasi dall'acqua.
Mentre la pianura affogava, la collina si sbriciolava sotto il peso delle frane. A Dovadola e in vari punti dell'Appennino, i Vigili del Fuoco hanno operato in condizioni di isolamento totale per liberare percorsi interrotti da smottamenti lunghi quasi un chilometro, garantendo i soccorsi a comunità che rischiavano di rimanere isolate dal mondo. Nelle zone dove l'acqua ha ristagnato per settimane, come nel caso emblematico di Conselice, le squadre hanno poi impiegato idrovore ad alta capacità per pompare via milioni di metri cubi di acqua, in una lotta contro il tempo per evitare gravi rischi igienico-sanitari.
Il valore di questo sforzo fu riconosciuto coralmente dalle istituzioni. Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha voluto ringraziare pubblicamente gli operatori impegnati sul territorio: "Voglio ringraziare le migliaia di operatori dei Vigili del Fuoco impegnati senza sosta. Buona parte del nostro territorio era irriconoscibile, e se siamo riusciti a limitare le perdite umane lo dobbiamo al loro eroismo quotidiano".
Anche la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante i suoi sopralluoghi nelle zone colpite, ha sottolineato come il lavoro dei soccorritori sia stato "l'orgoglio dell'Italia intera" davanti alla comunità internazionale.
Oltre ai riconoscimenti e alle cerimonie ufficiali, a colpire profondamente è stata la gratitudine spontanea della popolazione. Sui muri delle case ancora imbrattate di fango a Cesena e Forlì sono apparsi per mesi striscioni scritti a mano con messaggi semplici ma potenti come "Grazie Ragazzi" o "Ai Vigili del Fuoco: i nostri eroi". Molti cittadini hanno testimoniato di aver trovato nei Vigili del fuoco non solo soccorritori tecnici, ma un sostegno umano fondamentale. "Non ci hanno solo portati fuori di casa con il gommone," ha raccontato un residente di Faenza, "ci hanno rassicurati, hanno portato in salvo i nostri animali e, nei giorni successivi, sono tornati per aiutarci a svuotare le cantine quando non avevamo più forze."
L’alluvione del 2023 confermò il legame indissolubile tra il Corpo e il territorio, mostrando il volto di professionisti che lavorarono per settimane tra acqua e macerie per restituire speranza a una terra profondamente ferita.