ALLUVIONE DI MESSINA
1 OTTOBRE 2009
I volontari del Servizio Civile Universale del Comando VV.F. di Messina hanno realizzato questo lavoro con l'obiettivo di raccogliere e custodire le testimonianze dei Vigili del Fuoco che hanno operato durante l'alluvione che, il 1° ottobre 2009, colpì il territorio messinese. L'iniziativa nasce dalla volontà di preservare la memoria di uno degli eventi più drammatici della storia recente della provincia, affinché il ricordo delle vittime, dell'impegno dei soccorritori e della solidarietà dimostrata in quei giorni possa essere tramandato alle future generazioni.
L'alluvione interessò principalmente i territori di Santa Margherita Marina, Pezzolo, Briga, Giampilieri Superiore, Molino, Altolia e Scaletta Zanclea. Le intense precipitazioni provocarono frane, colate di fango e allagamenti che travolsero abitazioni e infrastrutture, causando 37 vittime e oltre duemila sfollati.
Le previsioni meteorologiche avevano annunciato condizioni di maltempo, ma non lasciavano prevedere l'eccezionale intensità del fenomeno. Nel pomeriggio del 1° ottobre, intorno alle ore 17.00, precipitazioni particolarmente intense investirono la fascia ionica della provincia di Messina. Nel giro di poche ore, le colline ormai sature d'acqua cedettero in più punti, generando colate di fango e detriti che raggiunsero i centri abitati.
Secondo le stime del Dipartimento della Protezione Civile, in alcune aree caddero circa 250 millimetri di pioggia nell'arco di tre ore. Alle precipitazioni eccezionali si aggiunsero quelle registrate nelle settimane precedenti, che avevano già compromesso la stabilità dei versanti.
Fin dalle prime ore dell'emergenza, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco intervenne con un imponente dispositivo di soccorso. Complessivamente furono impiegati 1.623 vigili del fuoco provenienti da tutta Italia, con una media di circa 415 unità operative al giorno. Le squadre operarono in condizioni estremamente difficili per soccorrere le persone coinvolte, ricercare i dispersi, recuperare le vittime e mettere in sicurezza le aree interessate. L'intervento rappresentò una delle più importanti operazioni di protezione civile affrontate dal Corpo negli ultimi decenni e confermò l'efficacia del sistema delle Colonne Mobili regionali e nazionali.
Le testimonianze raccolte in questo lavoro restituiscono il racconto diretto di quei giorni. Attraverso le parole dei vigili del fuoco e dei funzionari che parteciparono alle operazioni di soccorso emerge il valore del servizio prestato, la complessità degli interventi e il profondo senso di responsabilità che ha guidato ogni operatore nelle ore dell'emergenza.
Enzo Andò – Funzionario operativo dei Vigili del Fuoco
Nella notte tra l'1 e il 2 ottobre 2009, mentre il violento nubifragio stava provocando frane e colate di fango lungo la fascia ionica del Messinese, l'ingegnere Enzo Andò si trovava a casa, libero dal servizio. Poco dopo la mezzanotte ricevette una telefonata che lo informava della gravità della situazione e della necessità di raggiungere immediatamente le aree colpite.
Giunto sul posto come funzionario operativo, tentò inizialmente di raggiungere Scaletta Zanclea dal versante montano, ma la viabilità risultava completamente interrotta. Decise quindi di percorrere la litoranea, trovando anche lì la strada ostruita dal crollo di un edificio nei pressi del torrente Foraggine. Dall'altra parte del corso d'acqua alcuni vigili del fuoco erano già impegnati nei primi soccorsi, circondati da numerosi feriti. Nonostante la piena rendesse estremamente rischioso l'attraversamento, decise di raggiungerli per assumere il coordinamento delle operazioni.
«Non so come sia riuscito ad attraversare quel torrente in piena, ma dovevo farlo. C'erano pochi uomini sul posto e tante persone che chiedevano aiuto.»
Raggiunta l'area più colpita, comprese immediatamente la portata dell'emergenza e contattò il Centro Operativo Nazionale dei Vigili del Fuoco (C.O.N.), chiedendo l'invio di rinforzi, mezzi cingolati, torri faro ed elicotteri per l'evacuazione dei feriti.
Tra gli episodi che ricorda con maggiore intensità vi è il salvataggio di un neonato rimasto con la madre ai piani superiori di un edificio. Utilizzando una ringhiera divelta come scala improvvisata riuscì a raggiungere l'appartamento e a portare prima in salvo il bambino e successivamente la madre.
«La madre continuava a ripetere: "Salvate il mio bambino". Era l'unica cosa che contava in quel momento.»
Successivamente coordinò le operazioni per liberare la Strada Statale 114, completamente invasa da fango, detriti e veicoli trascinati dalla piena. Grazie all'impiego della prima ruspa giunta sul posto fu possibile riaprire progressivamente la viabilità, consentendo ai mezzi di soccorso di raggiungere le aree isolate.
Nel pomeriggio del 2 ottobre fu trasferito a Giampilieri, dove assunse l'incarico di Direttore Tecnico dei Soccorsi (D.T.S.) per l'intera zona interessata dall'alluvione. Nei giorni successivi partecipò anche al salvataggio di una donna colpita da una grave emorragia interna, trasportandola in salvo insieme al personale sanitario.
L'impegno proseguì per diversi mesi nelle attività di messa in sicurezza del territorio. Ripensando a quei giorni, ricorda soprattutto il peso delle responsabilità e le conseguenze fisiche di un lavoro svolto senza sosta, ma anche la consapevolezza di aver contribuito ad aiutare una comunità duramente colpita.
Enzo Vadalà – Vigile del Fuoco
All'alba del 2 ottobre 2009, ancora prima del cambio turno, la prima squadra del Comando VV.F. di Messina raggiunse la stazione ferroviaria di Giampilieri. Da quel punto in avanti non era più possibile procedere con i mezzi: il paese era completamente ricoperto da fango e detriti e i soccorritori avanzarono esclusivamente a piedi.
L'obiettivo delle prime ore fu la ricerca di eventuali superstiti tra le abitazioni distrutte.
«Le persone ti guardavano come fossi un supereroe, ma anche noi cercavamo di capire dove intervenire per primi. In quel caos ci si affidava all'esperienza, all'istinto e al lavoro di squadra.»
Pur ricoprendo il ruolo di autista, Vadalà racconta di aver svolto ogni tipo di attività: soccorso alle persone, recupero delle vittime, messa in sicurezza e successivamente recupero dei beni personali degli sfollati.
Le prime operazioni furono caratterizzate soprattutto dalla ricerca delle persone disperse. Tra gli episodi che ricorda vi è quello di una famiglia rimasta sepolta insieme alla propria abitazione, mentre il padre si trovava fuori città per lavoro. Per giorni le squadre continuarono a scavare tra fango e macerie fino al ritrovamento delle vittime.
«Sono situazioni che ti segnano profondamente. Torni a casa dalla tua famiglia dopo aver visto famiglie distrutte. È dura, ma è il nostro lavoro.»
Terminata la fase dell'emergenza, iniziarono le attività di recupero degli oggetti personali. Restituire fotografie, documenti e beni di prima necessità rappresentò un momento particolarmente significativo per i soccorritori.
Il ricordo più difficile resta però quello delle operazioni di recupero delle vittime.
«Con tutti i dispositivi di protezione non siamo immortali. Davanti a certe immagini capisci quanto siamo fragili.»
Per Vadalà, il valore di quei giorni risiede soprattutto nella capacità dei Vigili del Fuoco di rimanere al fianco della popolazione anche quando ogni speranza sembrava ormai svanita.
Mario Bianco – Vigile del Fuoco
Nel 2009 Mario Bianco prestava servizio come vigile del fuoco discontinuo. Quella che avrebbe dovuto essere la sua ultima notte di servizio si trasformò invece in una delle esperienze più drammatiche della sua vita professionale.
La squadra raggiunse Giampilieri circa un'ora dopo l'inizio dell'emergenza, ritardata da un precedente intervento. All'arrivo si trovò davanti uno scenario di devastazione che richiese l'immediato impiego di tutte le risorse disponibili.
L'obiettivo delle prime ore fu quello di salvare il maggior numero possibile di persone intrappolate dal fango.
Tra gli interventi che ricorda con maggiore intensità vi è quello relativo a una madre rimasta completamente sommersa dalla colata di fango. Prima di perdere conoscenza riuscì a tenere sollevati i propri figli, consentendo ai soccorritori di raggiungerli e metterli in salvo.
«Il mio pensiero era uno solo: salvare quante più persone possibile. È questa la missione di ogni vigile del fuoco.»
I due bambini furono salvati, mentre la donna, gravemente ferita, morì successivamente in ospedale.
Ripensando a quella notte, Bianco considera quel gesto il simbolo del sacrificio e dell'amore di una madre, un ricordo che continua ad accompagnarlo a distanza di anni.
Matteo Cannata – Specialista SAF (Speleo Alpino Fluviale)
Matteo Cannata intervenne nei giorni successivi all'alluvione come componente del nucleo Speleo Alpino Fluviale (S.A.F.), impegnato nelle operazioni di messa in sicurezza dei versanti e nella ricerca dei dispersi.
Le attività si svolsero in un contesto estremamente complesso, caratterizzato dall'instabilità del terreno e dal costante rischio di nuovi cedimenti.
«Era fondamentale riuscire a mettere da parte l'emotività per svolgere il nostro lavoro nel modo più sicuro possibile.»
Durante uno degli interventi un operatore impegnato nella stabilizzazione del costone roccioso precipitò lungo il pendio. La squadra S.A.F. intervenne immediatamente per recuperarlo e prestargli i primi soccorsi, consentendone il successivo trasporto in ospedale.
Parallelamente proseguirono le ricerche dei dispersi lungo i torrenti e nelle aree maggiormente interessate dalle colate di fango. In particolare, Cannata ricorda le lunghe operazioni di ricerca di una persona dispersa lungo il torrente di Molino, concluse senza esito.
«Molti furono trascinati fino al mare e non vennero mai ritrovati.»
A distanza di anni, il ricordo di quei giorni resta legato alla professionalità con cui tutte le componenti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco affrontarono un'emergenza tra le più difficili della storia recente del territorio messinese, operando senza sosta per garantire soccorso, sicurezza e assistenza alla popolazione.
I ragazzi dei progetti del Servizio Civile 2025-2026
- “La nostra storia: immagini e voci”: Cardillo Sofia – Gugliandolo Davide
- “I vigili del fuoco raccontano”: Bianco Alessandro