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Crolla una palazzina a Torre Annunziata: tragedia all'alba

I Vigili del fuoco impegnati nelle ricerche tra le macerie della palazzina crollata a Torre Annunziata il 7 luglio 2017
Data di pubblicazione
Categoria
Notizia storica
Anno:
2017

Il 7 luglio 2017, alle prime luci dell'alba, la comunità di Torre Annunziata, Napoli, fu svegliata da un boato sordo e improvviso. Intorno alle 6:30 del mattino, l'ala nord di una palazzina di quattro piani situata in via Rampa Nunziante si è accartocciò su se stessa, collassando in una nuvola di polvere e macerie.

Il bilancio finale fu devastante, il crollo non lasciò superstiti. Il peso del cemento spezzò la vita di otto persone, appartenenti a due nuclei familiari, e una donna anziana: la famiglia Cuccurullo con Giacomo (architetto e tecnico del Comune di Torre Annunziata), la moglie Edvige Laiola e il figlio venticinquenne Marco; la famiglia Guida, con Pasquale, la moglie Anna Duraccio e i loro due bambini, Francesca e Salvatore, di appena 11 e 8 anni; Giuseppina Aprea, una sarta di 65 anni che viveva da sola.

L'allarme scattò immediatamente. I Vigili del Fuoco, giunti sul posto pochissimi minuti dopo il crollo, si trovarono di fronte uno scenario drammatico: un cumulo informe di cemento, ferro e mobili che seppelliva le camere da letto dove, a quell'ora, le vittime stavano ancora dormendo.

Fin dalle prime ore della tragedia, i vigili del fuoco dovettero fare affidamento quasi esclusivamente sulle proprie mani. Disposti in catena umana, gli operatori hanno rimosso a mani nude, pezzo dopo pezzo, tonnellate di cemento armato, mattoni, suppellettili e travi spezzate, lavorando in uno spazio ridotto e saturo di polvere soffocante. In questi casi, infatti, l'uso di ruspe o scavatori pesanti rischia di schiacciare eventuali bolle d'aria in cui potrebbero trovarsi i superstiti.

Tra le rovine indistinte e instabili operarono le squadre USAR (Urban Search And Rescue), gli specialisti addestrati per la ricerca sotto le macerie. A intervalli regolari, i capisquadra ordinavano il "silenzio di ordinanza": ogni macchina e ogni voce si spegneva di colpo per lunghi minuti, in cui l'intera area tratteneva il fiato nella speranza di udire un lamento o un battito d'aiuto. Accanto a loro, le unità cinofile perlustrarono instancabilmente ogni palmo del cumulo di detriti, guidate dall'olfatto dei cani addestrati a fiutare la presenza umana. Il lavoro non si è fermato nemmeno con il calare del sole. Grazie all'installazione di potenti torri faro che hanno illuminato a giorno l'area del disastro, i Vigili del Fuoco continuarono senza sosta la ricerca tra le macerie di eventuali persone disperse. Una disperata corsa contro il tempo che purtroppo si concluse sono con il doloroso recupero dei corpi delle vittime

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