Il crollo della palazzina a Secondigliano
La tragedia di Secondigliano è una gravissima sciagura avvenuta il 23 gennaio 1996, quando il crollo di una palazzina adiacente alla rampa d’accesso dell’asse attrezzato crollò improvvisamente, trascinando con sé vite, speranze e la sicurezza di un’intera comunità.
Da tempo il quadrivio di Secondigliano, popolare quartiere di Napoli, era interessato dai lavori di costruzione di una galleria sotterranea. Alle 16:23 del 23 gennaio 1996 la volta della galleria crollò, il cedimento provocò una fuga di gas metano e lo scoppio della conduttura del gas. L’esplosione generò una voragine di trenta metri che inghiottì una palazzina di tre piani, auto e negozi, provocando 11 vittime e numerosi feriti.
L'intervento dei Vigili del Fuoco fu immediato e si presentò subito estremamente complesso. Lo scenario che si apriva davanti ai primi soccorritori, infatti, aveva toni apocalittici: un cumulo di macerie fumanti, l'odore acre del gas che ancora saturava l'aria e il rischio costante di nuovi crolli negli edifici adiacenti.
La prima priorità fu isolare le condutture del gas per evitare ulteriori esplosioni mentre nel contempo occorreva spegnere l'incendio che aveva interessato la zona del quadrivio e che rendeva impossibile l'azione di ricerca dei soccorritori. Le fiamme furono domate soltanto otto ore dopo, verso l'1:00 di notte del 24 gennaio. Al mattino i soccorritori iniziarono a scavare per cercare eventuali superstiti, con gran parte del lavoro fatto a mano per evitare di impiegare gli escavatori per evitare di schiacciare eventuali superstiti intrappolati sotto le macerie fumanti. Vennero impiegati anche unità cinofile e speciali sensori, geofoni capaci di intercettare battiti cardiaci o grida d’aiuto provenienti dal sottosuolo. Il lavoro andò avanti ininterrottamente per giorni grazie ai Vigili del fuoco che utilizzarono degli appositi fari per non interrompere le ricerche di notte.
I Vigili del fuoco non si risparmiarono, lavorarono oltre il proprio turno sorretti dalla speranza di trovare qualcuno ancora in vita, muovendosi con immenso coraggio tra pilastri instabili e solai sospesi nel vuoto.
Il crollo di Secondigliano incise una ferita profonda nel corpo della comunità. Per gli abitanti del quartiere, la vista della voragine generò un senso di vulnerabilità e precarietà nelle famiglie del quartiere, costrette a vivere per mesi – e in alcuni casi anche per anni – in alloggi di fortuna.
Ogni anno, la comunità di Secondigliano si ritrova per ricordare le vittime di quel tragico pomeriggio d’inverno, perché il loro sacrificio sia da monito per la sicurezza dei cittadini.