Salta al contenuto principale

Il disastro di Seveso

Vigili del fuoco nelle zone contaminate di Seveso
Data di pubblicazione
Categoria
Notizia storica
Anno:
1976

Il 10 luglio del 1976 si verificò uno dei più gravi incidenti ambientali della storia italiana: l’esplosione nella fabbrica chimica dell’Icmesa spigionò una nube tossica, contenente tra le altre sostanze anche la diossina, che investì una vasta area di comuni limitrofi della bassa Brianza, particolarmente quelli di Seveso, Meda, Cesano Maderno, Limbiate e Desio.

Secondo una ricerca del 2010, l’incidente di Seveso è ancora oggi classificato come uno dei maggiori disastri ambientali accaduti nel mondo.

È un giorno d’estate come un altro nello stabilimento dell’Icmesa, acronimo per Industrie Chimiche Meda Società Azionaria, ubicato a una trentina di chilometri da Milano nel comune di Meda, al confine con il territorio di Seveso. All’ora di pranzo – sono le 12:28 – di sabato 10 luglio 1976 il sistema di controllo del reattore chimico che produce triclorofenolo, una sostanza impiegata nella produzione di diserbanti, fungicidi e battericidi, andò in avaria. In breve tempo si raggiunsero temperature altissime, oltre i 250°, che innescarono una reazione chimica che trasformo il triclorofenolo in TCDD (ossia 2,3,7,8-tetracloro-dibenzo-para-diossina), una diossina particolarmente tossica e cancerogena.

L’alta temperatura provocò un aumento della pressione nel reattore che causò l’esplosione dei dispositivi di sicurezza e la dispersione nell’atmosfera della nube tossica di TCDD. Allora, si stimò una fuoriuscita pari a 300 grammi. Oggi, invece, si crede che la quantità fosse decisamente maggiore e studi recenti la fissano tra i 15 e i 30 chili.

La nube tossica, densa e ben visibile, spinta dal vento si dirige verso il territorio del comune di Seveso. La gravità del disastro, tuttavia, non fu subito chiara, anche gli organi di stampa non diedero alla notizia il rilievo che avrebbe meritato. Quel che è certo è che nei giorni immediatamente successivi alla dispersione di diossina nell’aria si iniziarono a notare diversi effetti nocivi: gravi reazioni cutanee e forti irritazioni agli occhi, morte improvvisa di piccoli animali domestici e di uccelli, avvizzimento e morte di culture e piante.

La dispersione di diossina nell’aria fu confermata solo il 14 luglio; il giorno successivo i sindaci di Meda e di Seveso, dietro consiglio delle autorità sanitarie locali, emisero ordinanze con cui proibivano di toccare ortaggi, vegetazione, terreno e animali domestici, richiedevano una scrupolosa igiene di mani e vestiti, e vietavano di mangiare prodotti provenienti dalle zone inquinate. Gli effetti sulla salute generale dei cittadini dei comuni investiti dalla nube tossica sono ancora oggi oggetto di studio e di controversie.

Quindici giorni dopo l'incidente fu ordinata l'evacuazione della zona, perché anche le case risultano contaminate. Centinaia di famiglie non tornarono più nelle loro case, abbattute e ricostruite al di fuori delle zone inquinate.

Nel 1982, il Parlamento e il Consiglio Europeo adottarono la direttiva 82/501/CEE, nota come Direttiva Seveso, con la quale si stabilì una linea comune nell’identificazione degli impianti industriali a rischio e sulla prevenzione degli incidenti. A seguito dell’incidente e sulla scorta della direttiva, il personale tecnico laureato dei Vigili del fuoco fu appositamente formato per dotare il Corpo Nazionale di una struttura in grado di esaminare e valutare i progetti, e di autorizzare e controllare insieme ad altri organi le industrie a cosiddetto rischio di incidente rilevante.
Nel 1996, la direttiva Seveso II aumentò il campo di applicazione della disposizione mentre la Seveso III, emanata nel 2012, ha aggiornato la classificazione delle sostanze chimiche pericolose e ha concesso più potere ai cittadini sul controllo delle disposizioni.

Galleria video

Feedback

Questo contenuto è stato utile?