Il dramma della petroliera Haven
Una colonna di fumo nero, densa e impenetrabile, si alza al largo di Arenzano, oscurando il cielo della Riviera ligure. È l'inizio di uno dei più gravi disastri marittimi del Mediterraneo, l'esplosione della superpetroliera Haven. Quella che doveva essere un'operazione di routine di travaso e carico si trasformò in un inferno di fuoco e petrolio, mettendo a dura prova la macchina dei soccorsi e segnando indelebilmente l'ecosistema marino.
L'allarme scatta alle 12:40 di giovedì 11 aprile 1991, quando una violenta esplosione squarcia la coperta della nave, una gigante da 334 metri carica di 144.000 tonnellate di greggio. La forza della deflagrazione è tale da staccare la prua della nave, che affonda quasi subito, mentre il resto dello scafo si trasforma in una torcia galleggiante. Cinque membri dell’equipaggio perdono la vita sul colpo, mentre per i sopravvissuti inizia una fuga disperata tra le lamiere incandescenti e il mare ricoperto di petrolio in fiamme.
L’intervento dei Vigili del Fuoco fu immediato. Le squadre del comando di Genova, supportate dai nuclei sommozzatori e dagli specialisti nautici, si trovarono di fronte a una sfida tecnica senza precedenti. Operando a bordo di rimorchiatori e motobarche pompa, i Vigili del fuoco sfidarono temperature proibitive per tentare di contenere l'incendio e, soprattutto, per cercare eventuali superstiti. Il calore era così intenso da sciogliere le vernici delle imbarcazioni di soccorso che tentavano di avvicinarsi troppo allo scafo.
Le operazioni, inoltre, furono ostacolate anche dalle continue esplosioni a catena provocate dal surriscaldamento delle cisterne. I sommozzatori dei Vigili del Fuoco lavorarono in acque rese opache dal greggio, rischiando la vita per ispezionare le parti sommerse e prevenire ulteriori cedimenti strutturali. Nonostante gli sforzi sovrumani per spegnere l'incendio, la nave continuò a bruciare per tre giorni, finché il 14 aprile, durante una manovra di rimorchio verso la costa al largo di Savona per facilitare i soccorsi, lo scafo si spezzò definitivamente, inabissandosi a circa 80 metri di profondità.
Mentre i Vigili del Fuoco combattevano contro il fuoco, una seconda emergenza, altrettanto devastante, colpiva il mare ligure: lo sversamento di migliaia di tonnellate di greggio. Il petrolio, parzialmente bruciato e viscoso, iniziò a espandersi minacciando le spiagge da Genova fino alla Costa Azzurra. La barriera di fumo e fiamme aveva reso inizialmente impossibile posizionare le panne galleggianti, permettendo alla "marea nera" di avanzare.
Le conseguenze ambientali furono catastrofiche. Gran parte del carico si depositò sul fondale, creando una sorta di asfalto sottomarino che minacciava di soffocare la flora e la fauna bentonica per decenni. Le operazioni di bonifica sono durate anni e oggi il relitto della Haven da una parte rappresenta un’attrazione subacquea del Mediterraneo, dall’altra un monito silenzioso sui rischi del trasporto petrolifero.