Il ricordo dei Vigili del fuoco per le vittime della strage di Capaci
La strage di Capaci del 23 maggio 1992 rappresenta una delle pagine più drammatiche della storia italiana recente. Il ruolo dei Vigili del Fuoco, accorsi immediatamente sul luogo dell'esplosione, è rimasto impresso nella memoria collettiva attraverso racconti carichi di umanità e dolore. Quando i primi mezzi del comando di Palermo raggiunsero l'autostrada A29, i soccorritori si trovarono davanti a uno scenario bellico, con un cratere enorme che aveva letteralmente inghiottito l'asfalto e un silenzio spettrale che avvolgeva la zona.
Giuseppe Di Paola, capo squadra dell'epoca, ha spesso rievocato quei momenti all’arrivo sul posto: "Sapevamo che era successo qualcosa di apocalittico, ma vedere l'autostrada sventrata ci tolse il fiato. Il nostro compito era estrarre le vittime, ma l'emozione era tale che dovevamo sostenerci a vicenda per non crollare." I Vigili del Fuoco lavorarono tra le macerie e le lamiere contorte per recuperare i corpi di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti della scorta, un'operazione condotta spesso a mani nude e nel costante timore di ulteriori crolli o esplosioni.
Un aspetto particolarmente toccante delle loro testimonianze riguarda il ritrovamento della Quarto Savona Quindici, l'auto della scorta che fu sbalzata a centinaia di metri di distanza dall'epicentro. I vigili ricordano con precisione il momento in cui individuarono i resti della vettura tra gli alberi di ulivo, un dettaglio che rese immediatamente chiara la potenza inaudita della carica esplosiva utilizzata.
Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco mantiene viva la memoria della strage di Capaci e il ricordo di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Ogni 23 maggio una delegazione di vigili del fuoco partecipa attivamente alle cerimonie presso l'Albero Falcone e il Giardino della Memoria a Capaci. Il comando di Palermo, inoltre, porta avanti un impegno che non è solo di servizio tecnico, ma di testimonianza civile attraverso incontri nelle scuole e cerimonie pubbliche, tramandando alle nuove leve il valore del loro intervento, trasformando il ricordo del cratere in un simbolo di rinascita e legalità.