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La tragedia di Alfredino Rampi: il dramma di Vermicino e il coraggio dei soccorritori

Data di pubblicazione
Categoria
Notizia storica
Anno:
1981

Il 10 giugno 1981 l'Italia fu sconvolta da una tragedia che rimase impressa nella memoria collettiva del Paese: la vicenda di Alfredo Rampi, conosciuto da tutti come Alfredino, un bambino di sei anni che cadde in un pozzo artesiano in località Vermicino, vicino a Roma.

La sera del 10 giugno Alfredino stava tornando a casa con il padre quando, in una zona poco illuminata, precipitò in un pozzo artesiano abbandonato, rimanendo incastrato a decine di metri sotto terra.
I Vigili del fuoco, arrivati nel giro di pochi minuti, si mettono subito al lavoro. Purtroppo le operazioni di soccorso si rivelano estremamente difficili: la voragine presentava un’imboccatura larga 28 cm, una profondità complessiva di 80 metri e pareti irregolari, piene di sporgenze e rientranze che rendevano estremamente difficili le operazioni di recupero.

Non solo i Vigili del Fuoco, ma le forze dell'ordine, tecnici, speleologi e numerosi volontari, tutti lavorarono senza sosta per tentare ogni possibile soluzione. Furono impiegate telecamere, sistemi di illuminazione e attrezzature speciali. I soccorritori cercarono più volte di raggiungere il bambino dall'interno del pozzo, ma il diametro ristretto e le pareti irregolari ostacolavano ogni tentativo.
Tra le figure più ricordate di quelle ore vi fu il vigile del fuoco Nando Broglio che per quasi due giorni intrattenne con Alfredino un drammatico dialogo, raccogliendo le sue angosciate invocazioni di aiuto, cercando di rassicurarlo non facendo trasparire la sua disperazione.
Volontari coraggiosi si offrono di calarsi nel pozzo per provare a raggiungere il bimbo e tirarlo su, invano: ogni tentativo fallisce. Si prova anche la strada di scavare un tunnel parallelo al pozzo da cui aprire un cunicolo orizzontale lungo alcuni metri che consentisse di raggiungere la cavità interessata ma anche questo sforzo risulta inefficace. Dopo tre giorni e tre notti di lavoro senza sosta, dopo circa sessanta ore di tentativi, il 13 giugno 1981 venne constatata la morte di Alfredino.

Negli anni successivi, i protagonisti di quei soccorsi hanno più volte ricordato il peso emotivo di quell'esperienza, segnata da momenti di enorme tensione e sofferenza, e dalla consapevolezza di essersi trovati a pochi passi da un bambino che chiedeva aiuto senza poter fare abbastanza per salvarlo. In tutti i racconti dei soccorritori il sentimento predominante fu quello dell'impotenza.

La tragedia di Vermicino segnò profondamente l'opinione pubblica italiana e rappresentò uno spartiacque nella gestione delle emergenze e nella comunicazione televisiva.

L'evento contribuì a sensibilizzare il Paese sull'importanza della protezione civile e della sicurezza dei siti abbandonati. Negli anni successivi furono sviluppati sistemi di coordinamento dei soccorsi più efficienti, mentre la vicenda divenne oggetto di studi, documentari e riflessioni sul rapporto tra informazione e tragedia. A oltre quarant'anni di distanza, il nome di Alfredino Rampi continua a evocare una delle pagine più dolorose della storia italiana recente.

 

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