L'alluvione della Valtellina del 1987
Con alluvione della Valtellina si ricorda una serie catastrofica di eventi naturali che tra il 18 e il 28 luglio del 1987 colpì il territorio della provincia di Sondrio: intense e continue piogge provocarono numerose e diffuse frane e inondazioni e colate di fango che alla fine lasciarono un tragico saldo di interi paesi distrutti e 53 morti.
Sono le 17:30 di sabato 18 luglio, dopo giorni di continue piogge, frane e straripamenti di fiumi colpiscono quasi tutti i paesi della valle. Un’enorme frana di fango e detriti si abbatte sul condominio “La Quiete” a Tartano, spaccandolo a metà; poco più a valle, anche l’albergo “Gran Baita” è travolto, qui muoiono 21 persone. Complessivamente le vittime furono 28, 20 i feriti e oltre 1500 gli sfollati e i senzatetto.
Nei giorni successivi, il maltempo non da tregua e il 26 luglio 1987 si decide per l’evacuazione preventiva di 1.253 persone che abitano le frazioni di La Prese, Sant’Antonio Morignone, San Martino Serravalle, Verzedo e Mondadizza. L’ordine di evacuazione è conseguente a un’enorme frattura, che andava gradualmente allargandosi, sul monte Zandila, nella Val Pola, una valle situata sulla riva destra dell’Adda.
La mattina del 28 luglio 1987, alle 7:18, un’enorme frana di 40 milioni di metri cubi di materiale precipitò a valle. In un attimo Sant’Antonio Morignone e Aquilone, una frazione di Valdisotto, fortunatamente già evacuati, furono spazzati via. Sotto la valanga di detriti morì una squadra di sette operai che era al lavoro per ripristinare la viabilità della strada statale 38. La frazione di Aquilone, invece, fu investita dallo spostamento dell’acqua causato dalla frana e che risalì per centinaia di metri lungo la sponda opposta della montagna. I morti alla fine furono 35.
L’emergenza continuò. I detriti dell’enorme frana formarono uno sbarramento alto 50 meri che deviò e bloccò il corso dell’Adda, le acque iniziarono accumularsi in un lago che incombeva su tutta la valle sottostante, destando un nuovo allarme.
Alla fine si decise di intervenire sulla frana per creare un nuovo alveo per il fiume e di procedere alla tracimazione controllata delle acque. Il 29 agosto, gli abitati lungo la valle fino a Sondrio vennero fatti evacuare mentre il giorno dopo ebbero inizio le operazioni che si conclusero con successo dopo alcune settimane.
L’intervento dei Vigili del Fuoco fu massiccio per soccorrere le popolazioni colpite e gestire le conseguenze della catastrofe. Le piogge intense e le frane che caratterizzarono l'evento resero necessarie ampie operazioni di soccorso per salvare persone intrappolate, evacuare residenti da zone a rischio e recuperare corpi.
Le squadre dei Vigili del fuoco intervennero per affrontare allagamenti, frane e smottamenti, cercando di arginare i danni e ripristinare le vie di comunicazione. Un ruolo fondamentale fu rivestito dagli elicotteri che furono impiegati per il trasporto di personale e materiali, specialmente nelle zone più isolate o difficilmente raggiungibili via terra.
Tutte le operazioni furono portate a termine in stretto coordinamento con le altre forze dell'ordine, con la protezione civile e il personale sanitario, in modo da garantire un intervento efficace e capillare.