L’attentato al treno Italicus
Il 4 agosto 1974, un ordigno piazzato a bordo della quinta carrozza del treno Italicus, partito da Roma e diretto a Monaco di Baviera, esplose mentre il convoglio stava attraversando la galleria San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. L’attentato causò 12 morti e 48 feriti, segnando uno degli episodi più drammatici della strategia della tensione che insanguinò l’Italia negli anni Settanta del secolo scorso.
Tra i primi a intervenire furono i Vigili del Fuoco del comando di Bologna e di quelli limitrofi, lo scenario apparve subito estremamente complesso: l’esplosione era avvenuta all’interno della galleria, una struttura lunga 18 chilometri, e i soccorritori si trovarono ad operare in un ambiente buio, saturo di fumo e calore, esposti al rischio di nuovi crolli o incendi. I Vigili del fuoco dovettero farsi largo tra lamiere contorte e incandescenti, avanzare tra corpi carbonizzati e altri ancora intrappolati tra i rottami dei vagoni per estrarre i feriti e impedire il propagarsi delle fiamme in modo da creare un corridoio sicuro per il personale e le ambulanze.
I Vigili del Fuoco lavorarono fianco a fianco e in coordinamento con il personale delle Ferrovie dello Stato, della Croce Rossa, con il personale dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, con i volontari. In quello scenario di distruzione la cooperazione tra i diversi enti fu essenziale per trarre in salvo quanti più feriti possibile.
L’opera dei Vigili del Fuoco nel disastro dell’Italicus – uno degli episodi più gravi degli anni di piombo in Italia – fu un chiaro esempio di coraggio, professionalità e dedizione. Il loro ruolo, svolto in un momento in cui il Paese era attraversato dal terrore e dalla violenza politica, resta un simbolo dell'impegno costante del Corpo nazionale al servizio della comunità.