L'attentato mafioso di via dei Georgofili
Nella notte del 27 maggio 1993, pochi minuti dopo l’una del mattino, un’autobomba posizionata da Cosa nostra nei pressi della storica Galleria degli Uffizi a Firenze esplose in via dei Georgofili. La deflagrazione dell’autobomba, imbottita con 277 chilogrammi di tritolo, fu devastante: provocò il grave danneggiamento della Torre delle Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, e causò la morte di Fabrizio Nencioni, della moglie Angela Fiume e delle loro figlie, Nadia di 9 anni e Caterina di appena 50 giorni di vita. L’esplosione causò anche un incendio che si propagò alle abitazioni circostanti e che uccise lo studente Dario Capolicchio.
I Vigili del fuoco giunti sul luogo dell’esplosione mentre ancora la polvere si posava e il fumo acre avvolgeva il centro storico, ingaggiarono una corsa contro il tempo per estrarre i sopravvissuti da un cumulo di macerie alto metri. Con le mani e piccoli attrezzi, nel timore di nuovi crolli, cercarono i più flebili segni di vita. Il ritrovamento della piccola Caterina e della sua famiglia resta una delle pagine più dolorose di quella tragica notte.
I soccorritori inoltre dovettero affrontare vari incendi diffusi innescati dalle condutture del gas recise dall’esplosione e che minacciavano di divorare ciò che l'onda d'urto aveva risparmiato. Nel frattempo, altre squadre di Vigili del fuoco si dedicarono alla salvaguardia della Torre delle Pulci, puntellando archi instabili e pareti pericolanti, per impedire che il simbolo dell’Accademia implodesse.
"Lavoravamo tra i fogli dell'archivio storico che volavano come farfalle bruciate", ricorda uno dei soccorritori di quella notte. "Dovevamo salvare le persone, ma sentivamo anche il peso di proteggere la storia di Firenze".
Il 14 settembre 2021 in via dei Georgofili è stata inaugurata la scultura Albero della Pace di Andrea Roggi, donata dall'autore alla città di Firenze, per commemorare i caduti della la strage e simbolo di rinascita di una società ferita.