L'incendio al Palazzo Reale di Torino e il salvataggio della SIndone
Nella notte tra l'11 e il 12 aprile del 1997 un incendio a Torino distrusse la Cappella del Guarini, capolavoro barocco incastonato tra il Duomo di San Giovanni Battista e il Palazzo Reale, mettendo a serio rischio l'integrità della Sacra Sindone.
Il rogo avanzò velocemente e mise in pericolo il Sudario di Cristo, fino a che i vigili del fuoco riuscirono, tra le fiamme, a rompere a colpi di mazza la teca antiproiettile che custodiva la reliquia e a portarla fuori, al sicuro dall'incendio che oramai aveva distrutto la Cappella.
L’edificio poté riaprire al pubblico solo dopo un restauro durato vent'anni.
La sera di venerdì 11 aprile 1997 si tenne, nel Salone degli Svizzeri del Palazzo Reale di Torino, una cena di gala con 130 commensali in onore del segretario generale dell'ONU Kofi Annan in visita ufficiale nel capoluogo piemontese. La cena si era da poco conclusa e i camerieri stavano sistemando i saloni da restituire alle visite dei turisti il giorno successivo. Intorno alle 23:00 uno dei custodi di Palazzo Reale vide accendersi una spia dell'allarme antifumo della residenza sabauda ma, dopo un sopralluogo, non trovò nulla di anomalo. Verso le 23:30 vi fu l'accensione di un secondo allarme e questa volta le fiamme erano reali mentre negli stessi momenti arrivarono al comando dei pompieri numerose altre telefonate di cittadini che avvertivano della presenza di fumo e di bagliori rossastri attorno alla Cappella della Sindone.
L'incendio ebbe origine sui ponteggi in legno che avvolgevano esternamente la cupola e poi si propagò all'interno della Cappella della Sindone e all'ultimo piano, adibito a magazzino, del torrione sud-ovest di Palazzo Reale, dove vennero distrutti mobili e dipinti che erano in attesa di restauro. Per fortuna non si regisyrarono vittime.
Nel giro di pochi minuti la piazza antistante il duomo di Torino venne raggiunta dalla prima squadra dei vigili del fuoco, che ne chiamò subito altre di rinforzo. Alla fine risultarono impiegati circa 180 pompieri provenienti anche dai comandi di Milano, Vercelli, Biella, Novara, Asti e Alessandria, con una trentina di mezzi, fra cui due autoscale da 50 metri, una in dotazione al comando di Torino e l'altra fatta venire d'urgenza da Milano. Le prime squadre che arrivarono sul posto si trovarono di fronte a una situazione complessa per le caratteristiche dei luoghi, raggiungibili con difficoltà, ma anche per la virulenza dell'incendio: il calore è altissimo, il fumo denso rende difficile la visibilità e il rischio di crolli incombe su tutta la struttura.
I danni alla Cappella del Guarini furono gravissimi: il fuoco distrusse completamente bronzi, stucchi, infissi, tetti, organo e balaustre lignee, danneggiò seriamente l'altare seicentesco centrale di Antonio Bertola, fece esplodere tutti i finestroni e calcificò in profondità le pietre e i marmi della cupola e delle colonne, compromettendone gravemente la stabilità.
È in questo contesto infernale – è proprio il caso di dirlo – che matura la decisione più rischiosa e decisiva della notte: tentare il recupero della Sindone. I vigili del fuoco raggiunsero il coro dietro l'altare maggiore del duomo, dove era provvisoriamente custodita la cassa d'argento contenente la Sindone all'interno di una struttura in vetro antisfondamento. La cassa d'argento era protetta da tre lastre parallele in vetro spesse quattro centimetri ciascuna e, per estrarla, era necessario far scorrere la prima lastra azionando in contemporanea quattro manovelle. Le chiavi consegnate dal parroco, don Francesco Barbero, dopo alcuni giri si bloccarono e fu impossibile aprire le serrature. A mettere in salvo la Sindone fu Mario Trematore, un vigile del fuoco originario di Foggia ma residente a Torino che, vista l'impossibilità di aprirla, con una mazza frantumò la teca di vetro e, intorno all'01:30, portò a spalla la cassa d'argento della Sindone al di fuori del duomo, dove l’affidò ai responsabili ecclesiastici presenti sul posto che la trasportarono al palazzo arcivescovile di Torino.
I vigili del fuoco riuscirono a domare l'incendio all’alba di sabato 12 aprile dopo ore di un’estenuante battaglia. In giornata, venne effettuata una prima ricognizione della cappella, da cui emersero «l'insorgenza di preoccupanti dissesti che interessavano il cestello e lo stesso tamburo» e «la necessità dell'immediata esecuzione di interventi urgenti di consolidamento».
Nei giorni successivi, le immagini della Cappella annerita dal fumo e delle impalcature contorte fanno il giro del mondo e il salvataggio della Sindone diventa simbolo di coraggio e prontezza operativa.
Il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, espresse al comandante dei vigili del fuoco il suo «più vivo ringraziamento per l'azione svolta dai suoi uomini e in particolare per il coraggio con cui è stata messa in salvo la Sacra Sindone», lodando «l'abnegazione dimostrata da tutti coloro che sono stati impegnati nelle operazioni di soccorso» e pregando il comandante dei vigili del fuoco di ringraziare «il vigile che è riuscito a salvare la Sindone e tutti gli uomini che hanno partecipato allo spegnimento dell'incendio.
La notte dell’11 aprile del 1997 resterà impressa nella memoria collettiva di Torino, una notte di paura e fiamme, e decisioni prese in pochi istanti che, grazie all’intervento dei vigili del fuoco, si concluse con la salvezza di uno dei simboli più importanti della città e della cristianità.