L'incidente alla funivia del Mottarone
La mattina di domenica 23 maggio 2021, una cabina della funivia Stresa–Alpino–Mottarone, con a bordo 15 persone, precipitò nel tratto finale della linea, schiantandosi in una zona boschiva impervia a pochi metri dalla stazione di arrivo. L’impatto fu devastante: 14 vittime e un solo sopravvissuto, un bambino di cinque anni.
I Vigili del fuoco giunsero in breve tempo sul luogo del disastro, con squadre provenienti dal distaccamento di Verbania e da quelli volontari di Stresa e Gravellona Toce, supportati da rinforzi provenienti da Novara, Varese e Milano. La complessità dello scenario impose subito l’impiego di mezzi e unità specializzate: elicotteri Drago VF80 del reparto volo di Varese, le squadre SAF (Speleo Alpino Fluviali) addestrate per operazioni in ambienti impervi, e le unità cinofile per la ricerca di eventuali dispersi.
Il relitto della cabina, rotolato tra gli alberi per decine di metri, appariva irriconoscibile. I vigili del fuoco operarono in condizioni estremamente difficili, su un terreno scosceso, tra la vegetazione fitta, procedendo tra i detriti sparsi su una vasta area. Le operazioni si concentrarono inizialmente sulla ricerca di superstiti, poi, con il passare delle ore, sul recupero delle vittime e sulla messa in sicurezza dell’area. I soccorritori liberarono dalle lamiere i corpi privi di vita di 13 persone, due minori furono trasportati con gli elicotteri all’ospedale Regina Margherita
Nel frattempo, altre squadre di Vigili del fuoco avviarono le operazioni tecniche sulla linea della funivia, verificando lo stato delle altre cabine rimaste sospese nel vuoto e operando per la messa in sicurezza dell’impianto. Le immagini delle cabine ferme a mezz’aria, con i passeggeri evacuati tramite imbragature e verricelli, divennero uno dei simboli più forti di quella giornata.
Le dichiarazioni ufficiali, nelle ore successive, restituirono il senso di sgomento e la gravità dell’accaduto. L’allora Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Fabio Dattilo parlò di “uno scenario tra i più complessi e dolorosi affrontati negli ultimi anni”, sottolineando la professionalità e la dedizione delle squadre intervenute. Anche il Presidente del Consiglio dell’epoca, Mario Draghi, espresse “profondo dolore per le vittime” e ringraziò i soccorritori “per la tempestività e il coraggio dimostrato”.
Le indagini successive sollevarono interrogativi inquietanti sulla manutenzione e sulla gestione della funivia e focalizzarono l’attenzione su un cedimento della fune traente aggravato dal mancato funzionamento del sistema di frenata d’emergenza.
Dopo alcuni mesi dall’incidente, ad ottobre, i Vigili del fuoco lavorarono ininterrottamente ogni giorno con squadre di 15 operatori per effettuare il recupero e la rimozione della cabina, procedendo all’immobilizzazione di tutti i componenti della cabina, anche per tutelare le esigenze peritali.