L'incidente alla funivia del Mottarone
La mattina del 23 maggio 2021 una cabina della funivia Stresa-Alpino-Mottarone, in provincia di Verbania, precipita per un cedimento strutturale nella zona boschiva sottostante con 15 persone a bordo.
Il 23 maggio 2021, quello che doveva essere un pomeriggio di svago sulle alture che dominano il Lago Maggiore si trasformò, in pochi istanti, in un inferno di lamiera e dolore. La funivia che collega Stresa alla vetta del Mottarone, arrivata ormai a pochi metri dalla stazione di monte, subì la rottura del cavo trainante, facendo precipitare nel vuoto la cabina numero 3.
Le indagini tecniche hanno successivamente chiarito la realtà inquietante dietro lo schianto che è costato la vita a quattordici persone. La causa primaria è stata individuata nel cedimento della fune trainante, ma l'impatto letale è stato determinato dal mancato funzionamento del sistema frenante d'emergenza. I dispositivi meccanici inseriti per disattivare i freni durante le operazioni di manutenzione, i cosiddetti "forchettoni", erano stati lasciati deliberatamente in sede per evitare blocchi improvvisi dell'impianto che avrebbero causato interruzioni del servizio. Questa scelta ha impedito alle ganasce di stringersi sulla fune portante nel momento del distacco, lasciando che la cabina scivolasse senza controllo fino a urtare un pilone e precipitare per decine di metri nel bosco sottostante.
L'opera di soccorso fu immediata ma estremamente complessa a causa della morfologia del terreno. I Vigili del Fuoco intervennero con diverse squadre a terra, supportate dagli elicotteri del reparto volo di Malpensa e di Torino. I soccorritori si trovarono di fronte uno scenario apocalittico, con la cabina accartocciata contro gli alberi su un pendio scosceso e instabile. Il personale del Nucleo SAF (Speleo Alpino Fluviale) lavorò in condizioni di estremo pericolo, assicurandosi con le funi per estrarre le vittime dalle lamiere contorte. Ogni movimento doveva essere calcolato per evitare che il relitto scivolasse ulteriormente a valle, travolgendo chi stava operando.
Gli unici due sopravvissuti iniziali furono due bambini, trasportati d'urgenza in codice rosso all'ospedale Regina Margherita di Torino tramite elisoccorso. Purtroppo, uno dei due piccoli, di soli 9 anni, non riuscì a sopravvivere alle gravissime lesioni riportate e morì poche ore dopo il ricovero. L'unico sopravvissuto della strage è stato il piccolo Eitan, che all'epoca aveva 5 anni. La sua salvezza è stata attribuita dai medici e dai soccorritori all'abbraccio protettivo del padre, che gli ha fatto da scudo con il proprio corpo durante la caduta, attutendo l'energia dell'urto.
Le dichiarazioni ufficiali, nelle ore successive, restituirono il senso di sgomento e la gravità dell’accaduto. L’allora Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Fabio Dattilo, parlò di “uno scenario tra i più complessi e dolorosi affrontati negli ultimi anni”, sottolineando la professionalità e la dedizione delle squadre intervenute. Anche il Presidente del Consiglio dell’epoca, Mario Draghi, espresse “profondo dolore per le vittime” e ringraziò i soccorritori “per la tempestività e il coraggio dimostrato”. E anche le parole di chi si trovò a lavorare in quel groviglio di metallo restituiscono appieno lo strazio di quei momenti: "Nonostante l'addestramento, nulla ti prepara a vedere una famiglia spezzata in quel modo".