Genova, una donna intossicata dal monossido di carbonio
Una semplice disattenzione, un'installazione non eseguita a regola d'arte e poca conoscenza delle apparecchiature possono provocare un incidente fatale, come quello sfiorato da una famiglia residente a Sampierdarena. Nella notte di sabato 26 gennaio, una stufa a gas posizionata sotto una finestra dell'appartamento era in funzione ma quello gli inquilini non avevano notato era che i panni stesi ad asciugare ostruivano il tubo di scarico dei fumi della caldaia stessa, facendo sì che i fumi, invece che disperdersi nell'aria, rientrassero nella stanza. Nella stanza dormiva una donna incinta che, rimasta intossicata dal monossido di carbonio, è stata trasferita all'ospedale San Martino per le cure del caso.
Ogni combustione genera monossido di carbonio, un gas inodore e incolore che si lega all'emoglobina andando a sostituirsi all'ossigeno indispensabile per la vita. Uno dei primi sintomi è il mal di testa ma durante il sonno è facile non rendersi conto del pericolo. Fondamentale è far installare le apparecchiature da tecnici qualificati e far verificare ogni anno il buon funzionamento. Anche fonti di calore apparentemente senza fiamma, come per esempio un braciere, sono ghiotti di ossigeno e rendono in cambio una grande quantità di monossido. Si raccomanda pertanto la massima prudenza e un minimo di conoscenza delle apparecchiature, in modo da non correre rischi nell'ambiente che ci sembra più sicuro, la nostra casa.
Le cause sono state accertate dal NIAT (Nucleo Investigazioni Antincendio Territoriale) del comando di Genova.