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Pfas Free: risultati rassicuranti da uno studio dell'Università di Bologna sui Dispositivi di Protezione Individuale dei Vigili del fuoco

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Data di pubblicazione
Categoria
Amministrative

Il rischio di esposizione all’inquinamento da PFAS, con effetti sulla salute umana, è da tempo all’attenzione del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, specie per stabilire l’eventuale correlazione con la specifica attività lavorativa del proprio personale.

Rassicuranti i risultati scaturiti dalla ricerca svolta dall’Università di Bologna, alla quale hanno aderito circa 400 vigili del fuoco, su base volontaria, che svolgono funzioni operative nei comandi dell’Emilia Romagna e del comando di Arezzo e che ha previsto l’analisi di campioni di sangue e la raccolta di informazioni relative agli stili di vita, alle abitudini alimentari e all’attività professionale.

Presentato nel corso del convegno che si è svolto all’Istituto Superiore Antincendi di Roma, organizzato dalla Direzione centrale per la Salute del Corpo nazionale, lo studio ha evidenziato come i livelli di PFAS rilevati nel sangue siano bassi e in linea con quelli riscontrati nella popolazione residente in Emilia-Romagna. Il confronto con i dati disponibili nella letteratura scientifica internazionale, inclusi quelli relativi personale alla popolazione generale, ai residenti in aree ad alta esposizione, ai vigili del fuoco australiani e ad altre categorie professionali, conferma questo quadro.

Lo studio ha messo in evidenza anche che il fattore anagrafico, quindi la maggiore durata dell’esposizione nel tempo, possa incidere sui livelli di PFAS rilevati nel sangue. Rimane tuttavia complesso distinguere con precisione il contributo delle esposizioni ambientali rispetto a quelle di origine professionale. Inoltre, sulla base dei livelli riscontrati, le evidenze scientifiche oggi disponibili tendono a escludere effetti patologici sull’uomo. In particolare, gli studi condotti finora non hanno evidenziato alcun legame tra l’esposizione ai PFAS e l’insorgenza del glioblastoma.

La ricchezza delle informazioni raccolte conferma il valore dello studio quale contributo significativo alla valutazione del rischio associato ai PFAS.

Resta lo stesso alta l’attenzione dell’Amministrazione sul fenomeno, per garantire la massima tutela della salute del proprio personale, con attività di studio e monitoraggio e rafforzando ulteriormente le misure di prevenzione.

In questo senso prosegue l’attività della Direzione centrale per le Risorse logistiche nello studio e nella sperimentazione dei materiali. Non esistono a oggi materiali alternativi, a parità di prestazioni, a quelli con PFAS, consentito per i DPI di III cat dal regolamento UE 2024/2462, fino a data da definirsi. Benché l’adozione di materiale diverso corrisponda a prestazioni inferiori, l’Amministrazione ha comunque ritenuto di cercare un materiale con le migliori caratteristiche possibili ed è stato individuato un materiale PFAS free, avviando un acquisto sperimentale di un DPI con tali caratteristiche per l’assegnazione a un campione di personale per eseguire un test sul campo. In tal modo si intende acquisire, oltre ai valori delle prove di laboratorio, informazioni di efficacia negli scenari reali.

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