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Alluvione di Firenze del 1966

copertina
Redatto da
Nazionale
Tipologia
Notizia storica
Anno:
1966

Il 4 novembre del 1966, su Firenze inzia a cadere un'insistente pioggia battente. L’enorme quantità di pioggia caduta in Toscana nei primi giorni del novembre del 1966 (ben 2.000.000.000 di metri cubi al secondo, in base ad alcune stime) causò l’innalzamento dei bacini dei fiumi Arno, Ombrone, Serchio e Cecina, mettendo a serio rischio il territorio da essi attraversato. Intere province subirono gravi danni e allagamenti, che in alcuni casi raggiunsero i quattro metri di altezza. Su Firenze si abbatté un’alluvione straordinaria, a Grosseto l’intero centro urbano finì sott’acqua, mentre il 13 novembre, a Pisa, la piena travolse il ponte Solferino.

Per più di 24 ore il capoluogo toscano e la sua provincia sono flagellati da un nubifragio che portò il livello dell’Arno a crescere paurosamente, fino a raggiungere le imposte delle arcate di Ponte Vecchio. Già dalla prima mattina alcuni argini del fiume avevano ceduto alle acque che invase così parte della città.
I fiorentini ancora non si rendono conto dell’incombente tragedia, quando un’imponente ondata scavalca il Ponte Vecchio travolgendo tutto ciò che incontra. Il Lungarno degli Acciaioli precipita per una lunghezza di 100 metri nel fiume in piena. Alle dieci, luce e linee telefoniche saltano in tutto il centro urbano e la popolazione viene presa dal panico. Nel frattempo, i vigili del fuoco, al lavoro da molte ore, hanno schierato numerose squadre nel tentativo di limitare i danni e salvare le persone in pericolo di vita. Tutti i comandi provinciali della Toscana hanno inviato personale in aiuto ai colleghi fiorentini: la situazione è così grave che addirittura una parte della colonna mobile partita da Roma ha grande difficoltà a raggiungere le zone coinvolte. La caserma centrale di Firenze è assediata dai cittadini che, rimasti senza collegamenti telefonici, chiedono aiuto di persona ma ben presto è anch’essa raggiunta dall'acqua e i vigili del fuoco riescono a salvare a stento le apparecchiature radio necessarie per coordinare i difficili soccorsi. Il giorno dopo, la situazione è angosciante: l’intero centro è allagato, mancano l’elettricità, il gas, i medicinali, i viveri e l’acqua potabile. Gli abitanti si ritrovano privi di tutto e assediati dalla piena, che mette in pericolo la loro incolumità. Le operazioni di salvataggio, tuttavia, proseguono incessanti: solo fra il 4 e il 5 novembre vengono effettuati oltre 6.000 interventi coronati da successo. Si distribuiscono, inoltre, alla popolazione, mediante autobotti e natanti, acqua potabile e viveri.
Quando la pioggia inizia a diminuire, il violento reflusso delle acque causa disastri ancora maggiori di quelli provocati dall’alluvione. Il fango, poi, ha invaso tutto, abitazioni e negozi, con la conseguenza che si lamentano danni per diversi milioni di lire dell’epoca.
In questa fase u particolarmente importante e decisivo l’intervento delle squadre dei vigili del fuoco, il cui obiettivo fu quello di riportare nel minor tempo possibile la normalità in una città colpita da una tragedia senza precedenti.

Nei giorni successivi alla catastrofe, un ruolo decisivo lo ebbero i volontari — poi soprannominati “gli angeli del fango” — centinaia di giovani che arrivarono da tutta Italia e dall’estero  per aiutare i fiorentini.
Ripulirono le strade dal fango e dai detriti; salvarono libri e opere d'arte, in particolare alla Biblioteca Nazionale Cnetrale, dove riuscirono a mettere in salvo centinaia di migliaia di volumi danneggiati dall’acqua e dal petrolio; offrirono sostegno e assistenza alla popolazione; collaborarono con i Vigili del fuoco e l'esercito nelle zone più colpite dall'alluvione. 

Molti di loro erano studenti, artisti, restauratori o semplici cittadini mossi da solidarietà. Il loro impegno fu determinante non solo per la ricostruzione materiale, ma anche per il morale della città. L’esperienza degli “angeli del fango” lasciò un segno profondo nella memoria collettiva e contribuì a far nascere una nuova coscienza civile e culturale in Italia.

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