Il terremoto di Amatrice
Alle 3:36 del 24 agosto 2016, una violenta scossa di terremoto colpì l’Italia centrale, con epicentro nel comune di Accumoli, in provincia di Rieti. Il sisma raggiunse una magnitudo di 6.0 e interessò un’ampia area compresa tra i Monti Sibillini, l’alta valle del Tronto, i Monti della Laga e i Monti dell’Alto Aterno.
la forza del terremoto distrusse edifici, strade e vite umane in pochi istanti: alla fine si contarono 299 vittime e centinaia di feriti, migliaia di persone rimasero senza casa mentre le persone estratte vive dalle macerie furono 238. I comuni più colpiti furono quelli di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. I danni agli edifici residenziali e pubblici, alle imprese, alle vie di comunicazione, ai beni culturali furono ingenti: di quei giorni terribili divenne simbolo di devastazione la via principale di Amatrice, il corso umbertino, ridotta completamente in macerie, con la torre civica sullo sfondo unico edificio a rimanere in piedi.
La scossa del 24 agosto fu seguita da un lungo sciame sismico che seguì fece sentire i suoi effetti deleteri nei comuni limitrofi per mesi. Il 30 ottobre 2016 una nuova scossa di magnitudo 6.5 con epicentro a Norcia fu l’episodio più devastante della sequenza. Il terremoto fece crollare quasi interamente la Basilica di San Benedetto, di cui rimase in piedi solo la facciata. Il 18 gennaio 2017 si ebbe un’ultima scossa che fece crollare edifici già lesionati dai terremoti precedenti, come ad esempio ad Amatrice, dove crollò definitivamente il campanile della chiesa di Sant’Agostino. Alcuni ipotizzano che questa scossa possa aver provocato la slavina che travolse l’hotel a Rigopiano, nel comune di Farindola, alle pendici del Gran Sasso.
A poche ore dalla scossa del 24 agosto, i Vigili del Fuoco riuscirono a raggiungere i luoghi colpiti dal sisma con squadre specializzate e mezzi adeguati, pur dovendo affrontare uno scenario caratterizzato da strutture crollate, strade ostruite da macerie e condizioni meteorologiche imprevedibili. In una corsa contro il tempo, i Vigili del fuoco lavorarono senza sosta, con professionalità, competenza e coraggio nella ricerca dei sopravvissuti e nel triste compito di recupero delle vittime.
I Vigili del Fuoco si occuparono del recupero e dell'assistenza alle persone, della verifica delle condizioni degli edifici, della rimozione delle situazioni di pericolo e della messa in sicurezza delle strutture. Furono effettuati migliaia di sopralluoghi per valutare l'agibilità degli immobili e stabilire quali edifici potessero essere utilizzati e quali, invece, dovessero essere evacuati. Le operazioni proseguirono anche dopo la fase immediata del soccorso, perché le numerose repliche continuavano a modificare le condizioni di sicurezza del territorio. Per far fronte all’urgenza, il Corpo mobilitò, fin dai primi giorni, migliaia di unità nelle aree terremotate, con un continuo avvicendamento delle squadre sotto il coordinamento del Centro Operativo Nazionale. Nel corso delle operazioni per il sisma del Centro Italia, furono impegnati complessivamente oltre 10.000 vigili del fuoco, considerando che l’emergenza non si esaurì nelle prime giornate ma proseguì per mesi a causa delle repliche e dei successivi terremoti e richiese il contributo di tutte le componenti specialistiche del Corpo nazionale.
Ma non solo. Accanto al lavoro tecnico ci fu quello, meno visibile ma altrettanto importante, del rapporto con le persone. I racconti dei sopravvissuti ricordano i Vigili del Fuoco come una presenza costante tra le macerie: uomini che scavavano, mettevano in sicurezza gli edifici, accompagnavano gli abitanti nelle case danneggiate e, soprattutto, si fermavano ad ascoltare. In quei giorni, per molte persone, il casco e la divisa dei soccorritori rappresentarono un segno concreto che qualcuno era arrivato per aiutarle. Anche quando non era più possibile salvare una persona, restava il compito di recuperare un ricordo, un documento, una fotografia o semplicemente di accompagnare una famiglia attraverso uno dei momenti più dolorosi della sua vita.
Segio Pirozzi, allora sindaco di Amatrice, sottolineò in più occasioni il lavoro incessante dei soccorritori, evidenziando come, nelle ore più drammatiche, Vigili del Fuoco, volontari e operatori della Protezione Civile fossero impegnati senza sosta per raggiungere le persone rimaste isolate o intrappolate.