La strage mafiosa di via Palestro

La strage di via Palestro rappresenta uno degli episodi più drammatici e violenti della stagione stragista mafiosa che colpì l’Italia nei primi anni ’90.
La sera del 27 luglio 1993, intorno alle 23:14, un’autobomba parcheggiata in via Palestro, davanti al Padiglione di Arte Contemporanea (PAC), esplose provocando una devastazione impressionante. L’ordigno, contenuto in una Fiat Uno imbottita di esplosivo, fu attivato con un timer. L’esplosione fu violentissima: causò la morte di cinque persone e il ferimento di altre dodici.
Le vittime della strage furono: Carlo La Catena, vigile del fuoco; Sergio Pasotto, vigilie del fuoco; Stefano Picerno, vigile del fuoco; Angelo Ferrari, agente di polizia locale; Moussafir Driss, un cittadino marocchino senza fissa dimora che dormiva su una panchina nei pressi dell’esplosione.
I tre vigili del fuoco erano intervenuti proprio dopo la segnalazione del Ferrari che aveva visto del fumo uscire da un’auto lì parcheggiata: aprendo il bagagliaio fecero scattare la trappola. La deflagrazione investì in pieno i presenti, distruggendo parte del PAC e danneggiando la vicina Galleria d’Arte Moderna e alcuni edifici circostanti.
Ogni anno, Milano ricorda le vittime di via Palestro con una cerimonia commemorativa e iniziative pubbliche, affinché la memoria di quel tragico evento rimanga viva, e con essa l’impegno civile contro tutte le mafie. Il giardino antistante il PAC è oggi un luogo simbolico di riflessione e memoria per la città, mentre una targa commemorativa dell’evento, con i nomi delle cinque vittime e l’indicazione della matrice mafiosa dell’attentato, è apposta a lato dell’ingresso del Padiglione su via Palestro.