La tragedia del cinema Statuto
L'incendio del Cinema Statuto fu un tragico evento avvenuto a Torino la sera del 13 febbraio 1983, che provocò la morte di 64 persone. È considerata la più grande strage verificatasi a Torino dal secondo dopoguerra.
Il 13 febbraio 1983 era una fredda domenica di Carnevale, nel pomeriggio a Torino nevicava abbondantemente. Al cinema Statuto, in una zona semicentrale della città, era in programma il film La Capra, di Francis Veber con Gérard Depardieu, all’interno c’erano un centinaio di persone, in una sala che poteva accoglierne fino a 1.200. Il cinema era stato ristrutturato da pochi mesi: c’erano stati i controlli di routine e i gestori avevano ottenuto la regolare certificazione.
Intorno alle 18:15 un cortocircuito nel controsoffitto del corridoio di accesso alla platea provocò un incendio: le fiamme si propagarono velocemente alle tende, alle poltrone in poliuretano, agli arredi, ai rivestimenti delle pareti. Alcuni tra gli spettatori corsero in un corridoio che portava però solo alle toilette e lì restarono intrappolati. I responsabili del cinema, per tentare di contenere il panico, decisero inoltre di non sospendere la proiezione: in galleria nessuno si accorse di nulla fino a che il fumo non invase tutto il settore. La combustione dei materiali sintetici – moquette, rivestimenti plastici e imbottiture – sprigionò una miscela letale di ossido di carbonio e acido cianidrico. In pochi minuti, la galleria fu invasa da questa nebbia venefica che non lasciò scampo alle persone. Molti spettatori morirono ancora seduti, con i volti composti, ignari del veleno che stavano respirando.
Qualcuno riuscì a uscire passando attraverso le fiamme, prima che diventassero invalicabili. Altri corsero verso le uscite di sicurezza, ma il proprietario le aveva fatte chiudere a chiave per impedire ai portoghesi di intrufolarsi senza biglietto, evento che aggravò il numero dei morti. Alla fine furono 64 le vittime di quel triste pomeriggio di febbraio.
Quando le prime squadre del comando di Torino arrivarono sul posto, la situazione apparve subito disperata. Le testimonianze dei soccorritori di allora restituiscono il senso di impotenza di fronte a una strage che si era già compiuta. Agostino Tortoreti, all’epoca caposquadra, ha raccontato negli anni la frustrazione per la velocità dell'evento: "Siamo arrivati due minuti dopo la chiamata, ma non c'era già più niente da fare. Il ricordo più doloroso è non essere riuscito a salvare nessuno. Ha preso fuoco solo un piccolo quadro elettrico, ma nessuno sapeva usare un estintore."
La tragedia del cinema Statuto di Torino scosse l'opinione pubblica e rappresentò un punto di svolta nella normativa italiana in materia di sicurezza contro gli incendi nei locali pubblici. Prima dello Statuto, la sicurezza nei locali pubblici in Italia era regolata da norme frammentarie e spesso disattese. La tragedia portò a una rivoluzione normativa senza precedenti e, soprattutto, contribuì a sviluppare una nuova cultura della sicurezza nei luoghi pubblici: la Legge 818/1984 introdusse l'obbligo del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) e l'iscrizione dei professionisti in appositi elenchi ministeriali; furono vietati i rivestimenti altamente tossici e infiammabili, imponendo l'uso di tessuti e imbottiture a bassa emissione di fumi e resistenti al fuoco; divenne obbligatoria l'installazione di dispositivi che permettessero l'apertura immediata delle porte dall'interno, anche se chiuse a chiave dall'esterno; infine, diventarono obbligatori i sistemi di illuminazione autonoma e la presenza di personale formato per la gestione delle emergenze.
La catastrofe ebbe una vasta eco emotiva in città: dal giorno dell'incendio il cinema Statuto non riaprì più, l'edificio non fu mai risanato e rimase abbandonato con la sua facciata annerita dalle fiamme fino al 1996, quando fu abbattuto per far posto a un condominio.
Nel febbraio del 2013, a trent'anni dalla tragedia, in largo Cibrario un'aiuola fu intitolata alla memoria delle vittime e una lapide continua a ricordare i nomi di chi non uscì mai da quella proiezione.