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La Storia del Corpo

Verso l'unificazione dei corpi comunali dei vigili del fuoco

Dalla proclamazione del Regno d'Italia, nel 1861, e durante la fase di completamento dell'unità nazionale, la situazione dei servizi antincendio fu caratterizzata dalle differenze dei vari modelli organizzativi presenti nelle diverse città. La prima e più sentita esigenza fu pertanto quella di procedere all'unificazione delle varie e differenti norme che regolavano l'attività dei vari corpi dei pompieri civici attraverso deliberazioni degli organi comunali e mediante decreti ministeriali inseriti negli atti di governo. Successivamente s'impose un progressivo allineamento tecnico-operativo delle attrezzature e dei mezzi antincendio attraverso una fase piuttosto lunga, che trovò piena maturazione con l’avvento, nel 1939 e il 1941, del corpo nazionale. I corpi più organizzati dei pompieri civici furono tra i promotori del processo che favorì la nazionalizzazione del servizio antincendi e la standardizzazione di mezzi e attrezzature.

L'inizio del lungo processo che portò infine all'istituzione del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco può essere fissato al 1886 quando, dal 6 al 12 gennaio, si svolse a Roma, negli spazi del Teatro Argentina, il I Congresso dei Pompieri a cui parteciparono i comandanti dei pompieri delle principali città italiane. Quel primo congresso fu più che altro una dichiarazione di intenti animata da nobilissime ambizioni: fondare una Federazione dei Pompieri italiani; istituire una Cassa Generale di Mutuo Soccorso; sollecitare il Governo perché stabilisse norme generali e obbligatorie poer tutti i comuni circa l'istituzione di un Corpo Pompieri; fissare uniformità nei comandie nei segnali in caso di incendi e nelle attrezzature tecniche, precisando il diametro e il passo della vite nei raccordi e nella macchine e delle pompe - chiamandolo col significativo titolo di passo normale italiano; stabilire un'identica uniforme per tutto il Regno, lasciando la sola distinzione municipale a cui i pompieri appartenevano, e stabilire uniformità nei gradi e nei distintivi; prevedere una pensione a carico del Governo dopo 25 anni di servizio. Alla fine dei lavori furono stabilite le prime norme generali per l'istituzione del Corpo dei Vigili del fuoco nei comuni del Regno e fu fondata la la Federazione dei Vigili Italiani, di cui fu eletto presidente l'on. Di Braganze.

Il 31 maggio 1899, in preparazione del V Congresso pompieristico che si sarebbe tenuto a settembre a Milano, su iniziativa del comandante di Napoli, Gustavo Friozzi, si tenne nella città partenopea un incontro preliminare con gli altri comandanti per elaborare una prima bozza di statuto da portare poi all'assemblea generale. Il comandante Friozzi era tra coloro che spingevano perché il Parlamento emenasse disposizioni legislative che obbligassero i comuni ad organizzare e uniformare i propri Corpi munipali secondo le indicazioni che la stessa Federazione andava definendo.
Tra il 12 e il 18 settembre 1899, al Teatro Alla Scale di Milano, si tenne il V Congresso dei pompieri italiani. Durante i lavori si decise di adottare il nuovo appellativo Federazione Tecnica Italiana dei Corpi Pompieri. Una nuova rivista, Coraggio e Previdenza, fu scelta come organo ufficiale della Federazione, affiancata anche da un bollettino ufficiale che veniva spedito a tutti i comandanti e agli ufficiali dei Corpi associati.
Da Napoli a Milano, dunque, si gettarono le basi per uniformare le varie municipalità. La nascita della nuova federazione, infatti, aveva proprio lo scopo  di far superare ogni possibile sfiducia e incomprensione.

Le prime sciagure del secolo, il terremoto di Messina del 1908 e quelli di Avezzano o della Marsica del 1915, resero ancora più urgente il processo di razionalizzazione e unificazione dei servizi antincendi e del soccorso, per dotare l'Italia di un'organizzazione con una direzione centrale in grado di rispondere efficacemente anche alle grandi emergenze nazionali.
Nel 1910 un'apposita commissione, che coinvolse nei propri lavori anche la Federazione tecnica, affrontò con regio decreto la questione relativa alla necessità di standardizzare i servizi antincendi a livello nazionale. Tra gli ideatori dell'iniziativa vi fu l'on. Enrico Pini (1851 - 1928), già promotore in Parlamento di una legge per il coordinamento nazionale dei vari Corpi Pompieri. Pini intuì la necessità di una struttura più coesa e presentò un progetto di legge specifico su questo tema.
In base alle rilevazioni effettuate i corpi di pompieri in Italia erano circa 1100, di cui 900 comunali e 200 volontari o aziendali, e nel complesso impiegavano circa 10000 unità di personale avventizio o volontario, oltre a 3000 professionisti e circa 2000 ulteriori unità a servizio di enti privati. I Comuni italiani che avevano un minimo di assistenza e soccorso garantiti erano circa 1800 su un totale di 8300. 90 circondari, 9 capoluoghi di provincia, 3 Province, una Regione intera (la Basilicata) e 6400 Comuni erano totalmente privi di ogni forma di organizzazione pompieristica di soccorso. Per 1100 corpi erano disponibili circa 2500 pompe a mano, 300 scale ordinarie, 400 scale a ganci, 120 veicoli a trazione animale e pochissimi mezzi moderni. Autopompe, motopompe, scale aeree e pompe a vapore erano concentrate solo nei corpi dei grandi centri urbani. Erano quindi soprattutto le città minori a subire i più forti disagi legati all'assenza o all'inadeguatezza dei corpi pompieri preposti al soccorso. Al riguardo basti pensare che ancora negli anni Trenta quasi tutti i corpi di "provincia" affrontavano gli incendi con anacronistiche e ormai poco efficaci pompe a mano. La difficoltà a garantire per ogni città un adeguato servizio risultava legata ai problemi che incontravano le amministrazioni comunali a mantenere e sostenere i costi dei Corpi stessi.

La nascita e il periodo bellico

Nel ventennio che va dal 1910 al 1933, il dibattito legislativo pose le basi per la futura nascita del Corpo Nazionale.

Nel marzo del 1933, il presidente della Federazione, l'on. Bruno Mendini, convocò a Roma i delegati per informarli dell'avenuto riconoscimento giuridico formale da parte del Ministero dell'Interno com ente morale.

Nel 1934, d'intesa con il Ministero dell'Interno, furono decise le nuove uniformi nazionali in panno blu per tutti i Corpi Pompieri d'Italia-

La volontà e la necessità di far nascere un unico corpo nazionale emersero chiaramente l'8 marzo 1935, quando i comandanti dei Corpi delle principali città italiane si riunirono nella caserma di Via del Sole a Napoli per discutere delle problematiche relative ai servizi antincendio. La riunione, presieduta dall’On. Mondini, analizzò le questioni relative a una legge complessiva sul servizio antincendio e affrontò il tema dell'unificazione delle attrezzature e delle divise.
Frutto delle decisioni della Conferenza fu il Regio Decreto Legge del 10 Ottobre 1935 n. 2472 che istituì il Corpo Pompieri. All'art.1 recita: "È istituito e posto alla diretta dipendenza del Ministero dell'Interno il Corpo Pompieri per la prevenzione ed estinzione incendi e per soccorsi tecnici in genere", e all'art. 15 chiarisce: "All'entrata in vigore del presente decreto, tutti i servizi pubblici di prevenzione ed estinzione incendi e dei soccorsi tecnici nonché gli impienti ed i materiali di tutti i servizi esistenti in ciascuna provincia passano alla dipendenza dei Comandi provinciali pompieri".
Il Corpo fu quindi istituito alla diretta dipendenza del Ministero dell’Interno, con un Ispettorato Centrale Pompieri che aveva funzioni di indirizzo tecnico e organizzativo. Il Corpo Pompieri si articolava sul territorio in Corpi Provinciali con sede nei capoluoghi di provincia e, per i centri più importanti, erano previsti Distaccamenti costituiti grazie al contributo obbligatorio dei comuni presenti all’interno della provincia stessa. I beni dei Corpi comunali passavano alle amministrazione provinciali.
Al vertice dell'organizzazione era un Ispettore Centrale, affiancato da tre Ispettori Capo. L'Ispettorato Centrale, d’intesa con la Federazione Tecnica Italiana, introdusse la prima uniforme nazionale in panno blu.
Lo stesso decreto legge previde la creazione, sempre sotto il Ministero dell’interno, della Cassa Sovvenzioni Antincendi che aveva lo scopo di sovvenzionare i Corpi provinciali, organizzare particolari istituzioni di carattere generale e rimborsare allo Stato le spese per il trattamento, a qualsiasi titolo, del personale dell'Ispettorato centrale e del ruolo degli Ufficiali del Corpo Pompieri.

Nel 1937, un decreto ministeriale sciolse la Federazione Tecnica dei Corpi Pompieri d'Italia, l'organizzazione che con tenacia e fermezza, fin dalla sua fondazione, aveva portato avanti il processo, lungo e travagliato, dell'unificazione dei Corpi Pompieri italiani.
Nel giugno 1937, il console Gaetano Le Mètre, fu nominato primo Ispettore Centrale.

Con il Regio Decreto Legge 1021 del 16 giugno 1938, le denominazione pompiere è abolita in favore di quella di “Vigile del fuoco”, chiari richiamo ai vigiles della Roma di Augusto.

Il 27 febbraio del 1939, con il Regio Decreto Legge n. 3333, fisserà la denominazione, ancora oggi in vigore, di Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. La data di emanzione del decreto è assunta quale data di nascita del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco.

Il decreto diede al Corpo una struttura ancor più incardinata in seno al Ministero dell'Interno, subordinata gerarchicamente non più a un Ispettorato ma a una Direzione Generale, a tal fine istituita con la denominazione "dei Servizi Antincendio". La prima sede della neonata direzione generale fu istituita a Roma in Via Bertoloni n. 27 e doveva coordinare i 94 corpi provinciali numerati in ordine alfabetico e muniti di un proprio motto in latino: in questa occasione, il comando di Agrigento dovette cedere il n. 1 a Roma in cambio del 73. Il prefetto Alberto Giombini, nominato nel 1938, fu il primo Direttore Generale dei Servizi Antincendi. Il decreto, inoltre, dettava le nuove norme per l'organizzazione dei servizi antincendi, definendo i compiti e le finalità del Corpo "il quale è chiamato a tutelare la incolumità delle persone e la salvezza delle cose, mediante la prevenzione e l'estinzione degli incendi e l'apporto di soccrsi tecnici in genere".
Giombini, uomo di grande intelligenza e lungimiranza, accompagnato dall’entusiasmo di giovani comandanti e ufficiali, rese il Corpo un’organizzazione efficiente e al passo con i tempi. Grazie alla Cassa Sovvenzioni Antincendi, invece, fu possibile ammodernare le sedi, il parco automezzi – fu introdotta la Targa unica VF – e acquistare nuove attrezzature e motopompe.

La Direzione Generale dei Servizi Antincendi volle sancire l'importante e storica riforma con un'imponente manifestazione: dal 26 giugno al 3 luglio del 1939, si svolse a Roma, in Piazza di Spagna, il 1° Campo nazionale dei Vigili del fuoco. L'evento, benché chiaramente autocelerativo e dal forte sapore propagandistico, ebbe il merito di creare un clima di fraterna amicizia  e rispetto, e non più di competitività, tra le centinaia di uomini provenienti da tutti i Corpi del Regno e delle Colonie. Il saggio finale di prove ginniche e simulazioni d'interventi, a cui assistette anche Benito Mussolini, si svolse a Piazza di Siena. Nello stesso periodo fu introdotto l’Elmo Nazionale in cuoio nero con cresta in lamiera, sia verniciata che in ottone, che aveva, inserito al centro sullo stemma, la numerazione progressiva relativa al proprio Corpo di appartenenza.

Tra il 1940 e il 1941, nel quadro della riorganizzazione dei servizi antincendi italiani, nella convinzione che la formazione del personale fosse il primo aspetto da curare con attenzione per garantire la realizzazione di un'organizzazione uniforme e moderna, si avviò la costruzione delle Scuole Centrali Antincendio, inaugurate il 4 agosto del 1941 da Mussolini, accompagnato dal Direttore Generale Alberto Giombini e dal primo Comandante delle Scuole, l’Ing. Fortunato Cini. La complessa struttura costruita al limitare della via Appia, che prevedeva ampi spazi e grandi edifici, palestre e piscina, moderni laboratori tecnici di chimica, meccanica, idraulica, elettrotecnica e di costruzioni di materiali, consentì finalmente l'addestramento tecnico, militare e sportivo degli ufficiali e dei gregari dei Vigili del fuoco, sia per le esigenze di ordinario soccorso sia per quelle legate alla guerra.

Il nuovo assetto normativo e organizzativo del servizio antincendi fu fissato dalla Legge n. 1570 del 27 dicembre 1941 che, convertendo in legge il Regio Decreto 333/1939, abrogò tutte le precedenti norme e disciplinò ex novo sia la materia giuridica, sia quella tecnico-amministrativa dei servizi antincendi e dei soccorsi tecnici in genere. L'articolo 1 della legge, nel ribadire che il Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco era posto alla diretta dipendenza del Ministero dell'Interno, ne specificava i compiti e stabiliva gli oneri a carico delle Amministrazioni Provinciali, tenute a fornire i locali per le caserme, gli alloggi di servizio per gli Ufficiali, e il personale per i servizi amministrativi e contabili dei Corpi provinciali. In questa legge, tuttora vigente, assume particolare rilievo la parte che riguarda la diversità di condizione giuridica del personale, diviso tra gli Ufficiali in servizio permanente (Ingegneri con la qualifica di Ufficiale delle Forze Armate dello Stato e con almeno un anno di esercizio della professione), riconosciuti a tutti gli effetti personale dello Stato, e i Sottufficiali, Vigili scelti e Vigili, i quali, per il fatto di appartenere ai Corpi provinciali aventi propria personalità giuridica, erano equiparati al personale degli Enti locali.

L’impegno dei Vigili del fuoco durante il conflitto fu eccezionale e segnato dall’abnegazione e dal sacrifico. Una storia sconosciuta ai più riguarda l'istituzione del Battaglione Speciale Vigili del Fuoco il 26 agosto 1942. L’unità, meglio conosciuta come Battaglione Santa Barbara, avrebbe dovuto partecipare a una mai avvenuta invasione dell'isola di Malta. In particolare, quando dal 1943 l'offensiva aerea alleata diventò inarrestabile e migliaia di bombe iniziarono a colpire senza sosta il territorio italiano, le istituzioni diedero vita alle Centurie Mobili, composte da 100 uomini più le rispettive attrezzature, da inviare all'occorrenza nelle città che richiedevano un supporto per le emergenze, vere antenate delle moderne Colonne Mobili. Le grandi città industriali come Genova, Torino e Milano furono duramente bombardate, così fu anche per le città portuali di Napoli, Palermo e Civitavecchia. Roma subì il durissimo bombardamento dello scalo di San Lorenzo e Foggia, con i suoi 30 aeroporti militari, fu distrutta quasi completamente dalle bombe alleate che provocarono più di 20.000 vittime.

Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, molti vigili del fuoco si organizzarono in piena clandestinità in piccoli reparti interni che collaborarono con la Resistenza, altri parteciparono portando armi e vettovaglie, partigiani e disertori al di là dei posti di blocco, nascondendoli nei mezzi istituzionali che nessuno fermava. Tra le molteplici operazioni degne di nota in cui si distinsero i Vigili del fuoco nel periodo bellico, ricordiamo il recupero ad opera del vigili romani dei corpi delle vittime della strage nazista delle Fosse Ardeatine; nel 1945 furono i vigili del fuoco di Trieste, invece, a farsi carico di recuperare le salme degli Italiani uccisi nelle Foibe dai partigiani slavi di Tito.

Terminato il conflitto mondiale, in segno di rinascita, il Corpo Nazionale si dotò di uno stendardo tricolore con l'asta rivestita in tessuto blu con borchie dorate e puntale in metallo dorato con il simbolo del corpo, a cui era legato un cravattone azzurro con scritto Corpo Nazionale Vigili del Fuoco.

Con l'istituzione del Corpo Nazionale passa alle pagine della storia il vecchio pompiere e nasce il vigile del fuoco: ma la mutata denominazione lascia intatta la sostanza di una tradizione nobilissima, ispirata al più elevato civismo e a un generoso senso di solidarietà umana. È questa la tradizione che, tramandata dai pompieri di un tempo, costituisce il patrimonio dei Vigili del Fuoco di oggi.

 

Il servizio di leva nel Corpo dei Vigili del fuoco

Con la promulgazione della Legge n. 913 del 13 Ottobre 1950, il Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco era autorizzato a reclutare ogni anno dei volontari ausiliari tra i giovani che dovevano rispondere alla chiamata alle armi per obbligo di leva, a seguito di domanda degli interessati e con il nulla osta delle autorità militari.

L’obiettivo di tale provvedimento era quello di creare una riserva di personale addestrato, un “vivaio” di giovani che, dopo aver frequentato il corso di formazione, avrebbe avuto un grado di esperienza operativa sufficiente per entrare a pieno titolo nel Corpo Nazionale.

La durata massima del servizio dei volontari ausiliari era di 18 mesi e il loro numero non poteva superare il 10 per cento dell’organico vigente.

Fu grazie a questa legge, dunque, che cominciarono ad affluire a Capannelle i giovani allievi da inquadrare, equipaggiare e addestrare. Alle scuole, gli A.V.V.A. imparano l'uso delle varie attrezzature e le tecniche delle manovre antincendio e una volta terminato il periodo di leva erano collocati in congedo, ma il servizio prestato costituiva un titolo preferenziale nei concorsi per l'assunzione in ruolo nell'organico permanente del Corpo. Incomincerà in questo modo la carriera di molti Vigili del Fuoco permanenti i quali, dopo aver prestato servizio come ausiliari di leva, entreranno nel Corpo Nazionale a seguito di concorsi, spesso portando in dote al Corpo i propri mestieri e le proprie abilità.

Il 10 gennaio del 1951, sotto la guida del comandante di allora, l'Ing. Serafino Ferri, inizia il primo corso Allievi Vigili Volontari Ausiliari della durata di quattro mesi, con 192 militari divisi in 12 squadre; successivamente le unità verranno aumentate e divise non più per squadre ma per 5 compagnie, fino ad arrivare negli ultimi anni fino a 10 compagnie con oltre 100 uomini ciascuna. Gli allievi dovevano affrontare addestramenti giornalieri all'uso della scale in dotazione al Corpo, quella italiana, la mista e quella a ganci, e giornalieri erano anche gli esercizi ginnici e psico-motori, come la risalita della fune e l'asse d'equilibrio, per sviluppare e mantenere l'efficienza fisica che sarebbe servita, una volta giunti ai comandi, per poter lavorare insieme ai permanenti.

La preparazione fisica dei giovani allievi fu affidata al professor Enrico Massocco figura di rilievo e di grande personalità, presente nel Corpo Nazionale fin dalla sua nascita, e che lavorerà 30 anni presso le Scuole per formare questi ragazzi. Ben presto, Massocco si trovò di fronte al problema pratico di dover gestire l’addestramento ginnico di una moltitudine di persone contemporaneamente: si consideri che, con l’andare degli anni, ogni singolo corso A.V.V.A. arrivò a contare fino a circa 800 allievi vigili volontari ausiliari.

Gli allievi, inoltre, erano istruiti sulle manovre antincendi con l'autopompa, utilizzavano i castelli di manovra presenti nella struttura e gli automezzi in dotazione e ad uso esclusivo delle Scuole, autoscale comprese, eseguivano prove di salvataggi e utilizzavano attrezzature come autorespiratori, maschere a filtro, paranchi, argani, martinetti. Non mancava, poi, una parte teorica, con lezioni di Elementi di Protezione Civile, Regolamenti di disciplina militare, Antincendio, Pronto Soccorso e Puntellamenti. Alla fine del corso erano previsti esami finali pratici e orali, della durata di una settimana, di fronte a una commissione di ufficiali ingegneri e geometri delle scuole che doveva accertare la cultura professionale e tecnica dei futuri Vigili del fuoco.

La maggior parte dei giuramenti dei giovani allievi si sono celebrati alle Scuole Centrali Antincendi di Capannelle a Roma con la partecipazione attiva, sino all’ultimo corso, degli Ufficiali e degli allievi militari del Genio.

Giuramento dopo giuramento riprese vita anche la Banda Nazionale dei Vigili del Fuoco, nata sul finire degli anni ’30 e ricostituitasi dopo il periodo bellico.

Durante i saggi professionali che hanno sempre accompagnato i giuramenti degli allievi, in oltre mezzo secolo di vita i Vigili del fuoco ausiliari hanno sempre mostrato tutta la loro preparazione sia fisica che tecnica – saltando dal grande castello di manovra o montando con grande abilità le scale italiane, miste e a ganci – davanti alle massime autorità dello Stato presenti per l’occasione e ai propri familiari arrivati da tutte le regioni d’Italia.

Dal primo corso A.V.V.A. del 10 gennaio 1951 sino all’ultimo del 21 marzo 2005, si sono susseguiti, ininterrottamente, 192 corsi che hanno formato ben 168.736 giovani, andati successivamente ad incrementare gli organici dei comandi provinciali. Curiosamente, 192 furono anche i giovani allievi formati dal comandante Serafino Ferri nel primo corso del 1951.

 

La smilitarizzazione…

In pieno boom economico, con il paese oramai avviato alla sua completa ricostruzione, il servizio antincendio andò incontro a un importante riadeguamento normativo e organizzativo. Con la Legge del 13 maggio 1961 n. 469, infatti, il Corpo Nazionale fu di fatto smilitarizzato e riorganizzato negli aspetti fondamentali. Furono soppressi i singoli Corpi provinciali e la Cassa Sovvenzioni Antincendi, i cui patrimoni passarono allo Stato. Si creò un unico Corpo nazionale a carattere civile, suddiviso in Comandi provinciali che mantennero però inalterata sia la storica numerazione che il motto in latino. Questa ristrutturazione territoriale fu completata dalla formazione di Distaccamenti e Posti di vigilanza. I compiti dei Comandi restarono gli stesse, con un’insistenza maggiore sulle responsabilità inerenti la prevenzione incendi. Quella che invece risultò fortemente innovativa fu la caratterizzazione civile del Corpo, con la conseguente applicazione per tutti coloro che erano in organico delle norme inserite nel Testo unico degli impiegati civili dello Stato.

La L. 469/1961 confermò anche i compiti istituzionali propri delle Forze di Polizia attribuiti ai Vigili del fuoco dalla L. 1570/1941. Norme successive hanno poi attribuito al personale, a seconda delle funzioni, qualifiche di Agenti o Ufficiali di Polizia Giudiziaria e di Agenti di Pubblica Sicurezza. Il Regolamento, tuttora vigente, impone ai Vigili del fuoco di prestare soccorso ovunque ce ne sia necessità, anche se non di turno.

Le norme riguardanti il personale furono completate con la Legge n. 1169 del 31 ottobre 1961, che istituì il Ruolo Tecnico Antincendi, comprendente una carriera direttiva e una di concetto. Non viene più richiesto il requisito di Ufficiale delle Forze Armate né quello dell'esercizio della professione.

La Legge n. 996 dell’8 dicembre 1970, inerente le norme sul soccorso e l’assistenza alla popolazione colpita da calamità, comportò anche un’ulteriore modifica dei servizi antincendi. Con questa legge, infatti, la Direzione Generale dei Servizi Antincendi presso il Ministero dell’Interno assunse la denominazione d Direzione Generale dalla Protezione Civile e dei Servizi Antincendi. Anche le strutture del Corpo, pur mantenendo inalterate le proprie attribuzioni, furono riordinate: Ispettore Generale Capo, Servizio Tecnico Centrale, Scuole Centrali Antincendi e di Protezione Civile, Centro Studi ed Esperienze, Ispettori Regionale e Interregionali, Comandi Provinciali, Distaccamenti e Posti di Vigilanza, Colonne Mobili regionali di soccorso. Furono istituiti anche un Servizio Sanitario del Corpo e un Servizio ginnico-sportivo.

Per i propri compiti istituzionali, inoltre, il Corpo è dotato di un Servizio Telecomunicazioni, costituito da un Centro Radio e da Laboratori Radio regionali ed interregionali, che assicuri le comunicazioni tra i comandi e tra questi e i mezzi impegnati in uno scenario emergenziale.

Con la Legge n. 850 del 27 dicembre 1973, i servizi espletati dai Vigili del fuoco assunsero una caratterizzazione più marcatamente civile: scompaiono le vecchie denominazioni di origine militare del personale permanente operativo, non esistono più Ufficiali, Sottufficiali o altro, ma Ingegneri, Geometri o Periti del ruolo tecnico, Capi reparto, Capi squadra e Vigili. Furono ristrutturati i ruoli del personale e introdotte nuove figure professionali del Servizio ginnico-sportivo e del Servizio Sanitario. Per la prima volta, inoltre, fu introdotto in organico personale del ruolo amministrativo-contabile con funzioni di supporto al Corpo.

Dal 1 Luglio 1976, dopo oltre tre decenni di vita, i Vigili del Fuoco modificarono l’orario del loro rapporto di impiego. Dalle canoniche 24 ore di servizio ininterrotte, introdotte con la nascita del Corpo Nazionale nel 1939, i vigili passarono alle 12 ore di servizio continuativo. Il cambiamento, voluto fortemente dal personale e dalle rappresentanze sindacali, portò alla rimodulazione dei turni di servizio che passarono da due ai quattro attuali e comportò, di conseguenza, l’immediato raddoppio dell’organico.

La Legge n. 66 del 1982 dispose l’aumento di organico per il Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco e riorganizzò le funzioni della carriere ma non introdusse sostanziali modifiche delle strutture organizzative.

Il Corpo dispone ora, oltre alle Scuole Centrali Antincendi, anche dell'Istituto Superiore Antincendi (I.S.A.), l’organismo che si occupa della formazione e l'aggiornamento ad alto livello del personale, in particolare nei momenti di passaggio di qualifica; cura i corsi di formazione per Funzionari e aspiranti Dirigenti; espleta le prove teoriche dei concorsi e di vari corsi di specializzazione, costituendo anche un Polo centrale per i sistemi educativi multimediali, in modo sinergico e collaborativo con Enti ed Istituzioni di ricerca universitari e industriali; predispone corsi informativi per esterni al Corpo e collabora per l'attuazione di scambi internazionali. Importante sede di applicazioni pratiche è il Centro Polifunzionale di Addestramento di Montelibretti, in provincia di Roma.

I Vigili del fuoco e la Protezione Civile

La “Protezione Civile” è l’insieme delle attività messe in campo per tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti, gli animali e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni che derivano dalle calamità: previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, gestione delle emergenze e loro superamento.

L’esigenza di strutturare un sistema di soccorso statale al passo con i tempi lo si ebbe concretamente già dopo la grande calamità dell’alluvione del Polesine del 1951.

Gli eventi catastrofici dei primi anni Cinquanta del secolo scorso contribuirono a sviluppare nuovi percorso formativi, con nuove pratiche e regole per il soccorso testate nel ‘Campo Sperimentale’ delle Scuole Centrali Antincendio di Capannelle. Furono apportate migliorie tecniche ai ‘puntellamenti’ e i mezzi pesanti iniziavano ad essere usati con più continuità, come le ‘Ruspe apripista’, utilizzate per aprirsi la strada tra le macerie e per mettere in sicurezza i centri colpiti dagli eventi tellurici.

Un decennio più tardi, il Corpo Nazionale iniziò ad organizzare grandi esercitazioni, in varie parti d’Italia, per testare la propria macchina organizzativa e valutare la propria risposta in caso di calamità nazionale.

La citata L. 996 del 1970 assegnò al Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco una funzione ben precisa, quella che ancora oggi lo distingue agli occhi della gente: il suo intervento in ogni pubblica calamità che si abbatta sul Paese. Ciò significa che il Corpo è tenuto ad assicurare gli interventi tecnici urgenti e l’assistenza di primo soccorso alle popolazioni colpite da disastro.

Con il terremoto del 6 maggio 1976 in Friuli il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco si trovò a gestire, per la prima volta nella sua storia, un’emergenza a carattere nazionale. A capo delle operazioni lo Stato mise un ‘commissario straordinario’, che era la massima autorità sul territorio, per poter gestire al meglio tutte le forze presenti in campo. L’Onorevole Giuseppe Zamberletti portò una nuova visione e una nuova idea della Protezione Civile in Italia: un coordinamento unico tra tutti i Corpi e gli Enti statali che nel passato si muovevano invece in modo autonomo, con tutti le problematiche che ne potevano derivare.

Il drammatico ritardo dei soccorsi e l’assenza di coordinamento che caratterizzarono la gestione del terremoto in Irpinia del 1980 evidenziarono la necessità di istituire una struttura che si occupasse in maniera permanente di protezione civile. L’Onorevole Zamberletti fu incaricato da Sandro Pertini, l’allora Presidente della Repubblica, di predisporre quale Alto Commissario gli strumenti organizzativi della nuova Protezione Civile.

La Legge n. 225 del 24 febbraio 1992 istituisce il Servizio Nazionale della Protezione Civile, che non è un compito assegnato a una singola amministrazione ma una funzione attribuita a un sistema complesso. Per governare questo sistema, nasce il Dipartimento di Protezione Civile, una struttura della Presidenza del Consiglio, con compiti di indirizzo, promozione e coordinamento. il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco diviene componente fondamentale della Protezione Civile, della quale fanno parte anche le Forze armate, le Forze di polizia, il Corpo forestale dello Stato, la Croce Rossa italiana, le Organizzazioni di volontariato ecc.

Dal 2 gennaio 2018, il Servizio Nazionale è disciplinato dal Codice della Protezione Civile, Decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018, con il quale è riformata tutta la normativa in materia, con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che diventa il cardine di ogni intervento di soccorso in caso di pubblica calamità che accada sul territorio della nazione.

 

Nastrini

Decorazioni e Nastrini del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco (269 KB)

Riferimenti esterni

Allegati

D.M. del 1 febbraio 2013 (21 KB)
D.M. del 10 febbraio 2012 (1.0 MB)
D.Lgs. 8 marzo 2006, n.139 (115 KB)
D.M. del 12 aprile 2006 (389 KB)
D.M. del 22 ottobre 2007 (191 KB)
D.M. n.223 del 06/05/2002 (10 KB)
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